• Responsabilità civile

Responsabilità civile

Risarcimento del danno per fatto illecito

I nostri Avvocati si occupano di diverse fattispecie di danni conseguenti all’illecito comportamento di natura civilistica, quali, a titolo puramente esemplificativo, quelle in materia di:

  • responsabilità professionale dell’ente caratterizzato da un’attività di rilevanza pubblica, quali:
    • la struttura ospedaliera, pubblica o privata, per il risarcimento dei danni subiti dal paziente in conseguenza, ad esempio, di un intervento chirurgico, che abbia comportato l’aggravamento della patologia o l’insorgenza di un’affezione (si pensi al caso della malattia provocata da una trasfusione in occasione di un intervento chirurgico): e tanto sul presupposto che tra paziente e struttura ospedaliera si è concluso, di fatto, un contratto, definito di “spedialità” o di “assistenza sanitaria”, con il quale la struttura ospedaliera non si limita a fornire una prestazione di tipo alberghiero, ma si impegna a mettere a disposizione personale medico e paramedico, medicinali e attrezzature varie, anche al fine di fare fronte ad eventuali complicazioni;
    • l’istituto scolastico, ad esempio, per il risarcimento dei danni che l’alunno provoca a se stesso, nell’ipotesi di violazione dell’obbligazione di vigilare sulla sicurezza e sull’incolumità dell’allievo nel tempo in cui questi fruisce della prestazione scolastica in tutte le sue espressioni;
    • la banca, ad esempio, per il risarcimento dei danni conseguenti al pagamento di un assegno in favore di un soggetto non avente diritto ovvero conseguenti alla violazione degli obblighi di correttezza o alla inesatta/incompleta informazione (lo stesso discorso vale anche per la società di intermediazione finanziaria): e tanto sul presupposto dell’affidamento che il cittadino ripone in queste figure, altamente professionali;
  • responsabilità del professionista (avvocato, architetto, commercialista, geometra, ingegnere, medico, notaio, ecc.): è il caso, ad esempio, della responsabilità medica connessa all’errata diagnosi ed alle problematiche del consenso informato e del diritto di autodeterminazione del paziente ovvero della responsabilità del notaio per non avere svolto le dovute verifiche circa le iscrizioni o le trascrizioni esistenti su un immobile oggetto di compravendita o di donazione o di altro atto dispositivo;
  • responsabilità per lesione della reputazione (diffamazione) o dell’immagine, anche a mezzo stampa;
  • responsabilità per cose in custodia (ad esempio: dell’ente proprietario di una strada per i danni provocati dalla non corretta manutenzione della strada);
  • responsabilità conseguente alla circolazione stradale dei veicoli, anche per ciò che attiene alle lesioni personali ed alla morte del conducente, del passeggero e del pedone, tanto con riferimento al danneggiato in via diretta, quanto ai suoi prossimi congiunti e/o eredi;
  • responsabilità dei genitori o del tutore per i danni causati dai figli minori;
  • responsabilità dei padroni e dei committenti per i danni arrecati dai loro domestici e commessi;
  • responsabilità del proprietario di animali per i danni provocati da questi;
  • responsabilità del proprietario di un edificio in conseguenza della rovina dell’edificio.

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Novità giurisprudenziali:

  • 23/06/2016 – Cassazione civile sez. III 23 giugno 2016 n. 13007

    In tema di responsabilità professionale, il dottore commercialista incaricato di una consulenza ha l’obbligo – a norma dell’art. 1176, comma 2, c.c. – non solo di fornire tutte le informazioni che siano di utilità per il cliente e rientrino nell’ambito della sua competenza, ma anche, tenuto conto della portata dell’incarico conferito, di individuare le questioni che esulino dalla stessa, informando il cliente dei limiti della propria competenza e fornendogli gli elementi necessari per assumere le proprie autonome determinazioni, eventualmente rivolgendosi ad altro professionista indicato come competente. (In applicazione dell’anzidetto principio, la S.C. ha ritenuto la responsabilità di un commercialista, incaricato di fornire una consulenza tecnico-giuridica a seguito dell’esito infausto di un ricorso dinanzi alla commissione tributaria regionale, per non aver informato il cliente della possibilità di ricorrere per cassazione avverso la sentenza sfavorevole e della necessità di rivolgersi ad un avvocato al fine di proporre tempestivamente l’impugnazione).

  • 23/06/2016 – Cassazione civile sez. III 23 giugno 2016 n. 13008

    Non sussiste responsabilità professionale per mancata proposizione di azione giudiziaria entro i termini a carico dell’avvocato cui non sia stato conferito incarico a promuovere il giudizio, e anzi abbia sconsigliato d’intraprendere l’azione.

  • 15/06/2016 – Cassazione civile sez. III 15 giugno 2016 n. 12280

    In tema di responsabilità professionale dell’avvocato per tardiva impugnazione di una sentenza penale di condanna, cui consegua l’impossibilità per il cliente di ottenere una riduzione della pena detentiva in sede di gravame (nella specie, per non potere accedere al cd. “patteggiamento in appello”), il pregiudizio di carattere non patrimoniale patito dal condannato non può essere risarcito applicando automaticamente i criteri elaborati dalla giurisprudenza penale per il ristoro del danno da ingiusta detenzione – trattandosi di condanna legalmente data e, quindi, di detenzione legittima – ma va liquidato in via equitativa.

  • 10/06/2016 – Cassazione civile sez. III 10 giugno 2016 n. 11907

    In tema di responsabilità professionale, il negligente comportamento dell’avvocato che, omettendo di attivare tempestivamente la pretesa risarcitoria del proprio assistito, abbia determinato il decorso della prescrizione del credito verso taluni dei condebitori solidali, determina un danno risarcibile ex art. 1223 c.c. consistente nella perdita della possibilità di avvalersi di più coobbligati, e, quindi, di agire direttamente nei confronti di quelli presumibilmente più solvibili, quali sono in particolare – in caso di crediti derivanti da un sinistro stradale – le società assicuratrici rispetto alle persone fisiche.

  • 31/03/2016 – Cassazione civile sez. III 31 marzo 2016 n. 6209

    In tema di responsabilità medica, la difettosa tenuta della cartella clinica da parte dei sanitari non può pregiudicare sul piano probatorio il paziente, cui anzi, in ossequio al principio di vicinanza della prova, è dato ricorrere a presunzioni se sia impossibile la prova diretta a causa del comportamento della parte contro la quale doveva dimostrarsi il fatto invocato. Tali principi operano non solo ai fini dell’accertamento dell’eventuale colpa del medico, ma anche in relazione alla stessa individuazione del nesso eziologico fra la sua condotta e le conseguenze dannose subite dal paziente. (Nella specie, la S.C. ha cassato la decisione del giudice di merito, che aveva escluso la responsabilità dei sanitari nonostante non risultassero per sei ore annotazioni sulla cartella clinica di una neonata, nata poi con grave insufficienza mentale causata da asfissia perinatale, così da rendere incomprensibile se poteva essere più appropriata la rilevazione del tracciato cardiotocografico rispetto alla mera auscultazione del battito cardiaco del feto).

  • 08/03/2016 – Cassazione civile sez. III 08 marzo 2016 n. 4540

    In tema di responsabilità medica, l’obbligo gravante sulla struttura sanitaria e sul medico di informare la paziente, che ad essi si sia rivolta per i controlli ecografici sul feto ai fini della relativa diagnosi morfologica (in particolare, nel caso in cui la visualizzazione del feto sia parziale), della possibilità di ricorrere a centri di più elevata specializzazione, sorge unicamente ove la struttura abbia assunto la relativa obbligazione di spedalità pur non disponendo di attrezzature all’uopo adeguate.

  • 19/02/2016 – Cassazione civile sez. III 19 febbraio 2016 n. 3261

    In materia di emotrasfusione e contagio da virus HBV, HIV, HCV, non risponde per inadempimento contrattuale la singola struttura ospedaliera, pubblica o privata, inserita nella rete del servizio sanitario nazionale, che abbia utilizzato sacche di sangue, provenienti dal servizio di immunoematologia trasfusionale della USL, preventivamente sottoposte ai controlli richiesti dalla normativa dell’epoca, esulando in tal caso dalla diligenza a lei richiesta il dovere di conoscere e attuare le misure attestate dalla più alta scienza medica a livello mondiale per evitare la trasmissione del virus,almeno quando non provveda direttamente con un autonomo centro trasfusionale.

  • 08/09/2015 – Cassazione civile sez. II 08 settembre 2015 n. 17758

    La verifica della diligenza dell’avvocato nell’espletamento dell’obbligazione – che è di regola di mezzi e non di risultato – va compiuta attraverso un giudizio prognostico circa l’attività astrattamente esigibile dal legale tenendo conto della adozione di quei mezzi difensivi che, al momento del conferimento dell’incarico professionale e, quindi, dell’instaurazione del giudizio, dovevano apparire funzionali alla migliore tutela dell’interesse della parte dal medesimo difesa.

  • 31/08/2015 – Cassazione civile sez. III 31 agosto 2015 n. 17292

    In tema di responsabilità medica, l’accertamento medico – legale svolto mediante consulenza tecnica nel corso del giudizio civile che escluda la responsabilità dei sanitari permette di ritenere completa e corretta la valutazione sull’interruzione del nesso causale secondo il criterio del ‘più probabile che non’ utilizzato dalla giurisprudenza civile.

  • 30/07/2015 – Cassazione civile sez. III 30 luglio 2015 n. 16195

    Con riferimento a un contratto di servizio di vigilanza privata, in mancanza di una diversa disposizione contrattuale, la responsabilità dell’istituto di vigilanza che abbia omesso di adottare le misure convenute o comunque necessarie a sventare tempestivamente un furto subito dal contraente si estende all’intero contenuto dell’abitazione da proteggere ed obbliga il responsabile al risarcimento dei danni commisurati al valore dei beni danneggiati o sottratti, siano questi di proprietà del contraente, o di taluno dei componenti del suo nucleo familiare o con lui conviventi od anche di proprietà di terzi, nei confronti dei quali il contraente possa essere chiamato a rispondere.

  • 19/06/2015 – Cassazione civile sez. III 19 giugno 2015 n. 12717

    In ipotesi di responsabilità medica, l’azienda sanitaria risponde ex art. 1228 c.c. per il fatto imputabile alle proprie strutture e ai propri dipendenti. Nel caso in cui la vicenda abbia per oggetto la nascita di un figlio morto, ai fini della quantificazione del danno risarcibile in favore dei genitori, non è possibile applicare puramente e semplicemente le tabelle milanesi relative al risarcimento del danno da perdita del rapporto parentale. Esse infatti fanno riferimento a relazioni affettive concrete instaurate tra genitore e figlio, mentre nel caso di specie è ipotizzabile il venir meno di una relazione affettiva ancora solo potenziale, ma mai realmente sorta a causa della prematura scomparsa del figlio.

  • 22/05/2015 – Cassazione civile sez. III 22 maggio 2015 n. 10527

    Ai fini del giudizio di responsabilità professionale del difensore rileva il parametro della diligenza del professionista di media attenzione e preparazione, di cui all’art. 1176, comma 2, c.c., rientrando nell’ordinaria diligenza dell’avvocato anche il compimento degli atti interruttivi della prescrizione che, di regola, non richiedono speciale capacità tecnica. La responsabilità dell’avvocato non può inoltre venir meno per il fatto che il cliente sia dotato, per scienza personale o per ragioni di lavoro, di un bagaglio di conoscenze giuridiche, posto che, con il conferimento dell’incarico professionale, l’avvocato è investito della piena responsabilità della gestione della vicenda processuale (respinta, nella specie, la tesi difensiva del legale, che aveva attribuito alla mancata risposta del cliente ad una lettera – con cui egli chiedeva istruzioni circa i tempi di promozione del giudizio – la decorrenza della prescrizione, in quanto l’inerzia del cliente l’aveva portato a ritenere che la pratica potesse considerarsi conclusa).

  • 22/05/2015 – Cassazione civile sez. III 22 maggio 2015 n. 10534

    La responsabilità della banca negoziatrice per avere consentito, in violazione delle specifiche regole poste dall’art. 43 della legge assegni (r.d. 21 dicembre 1933, n. 1736), l’incasso di un assegno bancario, di traenza o circolare, munito di clausola di non trasferibilità, a persona diversa dal beneficiario del titolo, ha – nei confronti di tutti i soggetti nel cui interesse quelle regole sono dettate e che, per la violazione di esse, abbiano sofferto un danno – natura contrattuale, avendo la banca un obbligo professionale di protezione, preesistente, specifico e volontariamente assunto, nei confronti di tutti i soggetti interessati al buon fine della sottostante operazione, sì da assicurare che il titolo sia introdotto nel circuito di pagamento bancario in conformità alle regole che ne presidiano la circolazione e l’incasso. Ne deriva che l’azione di risarcimento proposta dal danneggiato è soggetta all’ordinario termine di prescrizione decennale, stabilito dall’art. 2946 cod. civ.

  • 18/05/2015 – Cassazione civile sez. III 18 maggio 2015 n. 10133

    In tema di responsabilità professionale, il notaio, che è obbligato alla verifica dell’esistenza di formalità pregiudizievoli sul bene oggetto di compravendita, ma non è tenuto ad una condotta in concreto eccessivamente onerosa, ha l’onere probatorio di delimitare l’ambito della diligenza da lui esigibile, allegando e dimostrando non solo l’estensione (quantitativa e temporale) degli accertamenti esperiti, ma anche di quelle esperibili, nonché la regolarità o meno delle registrazioni effettuate dalla conservatoria ed altresì l’idoneità della specifica irregolarità contestata a rendere infruttuose eventuali ricerche del titolo reso pubblico. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la condanna, non avendo il notaio offerto la prova né delle visure effettuate né di quelle esperibili, in ragione delle condizioni di lavoro della conservatoria nei giorni immediatamente precedenti la stipula dell’atto).

  • 06/05/2015 – Cassazione civile sez. III 06 maggio 2015 n. 8989

    In materia di attività medico-chirurgica, allorché risulti accertata una condotta negligente che depone per la responsabilità del medico operante e, conseguentemente, della struttura sanitaria, spetta all’uno e all’altra, in applicazione del principio della “vicinanza della prova” (o di “riferibilità”), provare che il risultato “anomalo” o “anormale”, rispetto al convenuto esito dell’intervento, sia dipeso da un evento imprevedibile, non superabile con l’adeguata diligenza.

  • 06/05/2015 – Cassazione civile sez. III 06 maggio 2015 n. 8995

    In materia di responsabilità contrattuale (nella specie, per attività medico-chirurgica), una volta accertato il nesso causale tra l’inadempimento e il danno lamentato, l’incertezza circa l’eventuale efficacia concausale di un fattore naturale non rende ammissibile, sul piano giuridico, l’operatività di un ragionamento probatorio “semplificato” che conduca ad un frazionamento della responsabilità, con conseguente ridimensionamento del “quantum” risarcitorio secondo criteri equitativi. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la decisione con cui il giudice di merito, in relazione al danno celebrale patito da un neonato, aveva posto l’obbligo risarcitorio interamente a carico della struttura sanitaria in cui egli era stato ricoverato immediatamente dopo il parto – avvenuto in altra struttura – e presso la quale aveva contratto un’infezione polmonare, e ciò sebbene le risultanze della consulenza tecnica d’ufficio non avessero escluso la possibilità che un contributo concausale al pregiudizio lamentato fosse derivato da una patologia sviluppata in occasione della nascita).

  • 16/02/2015 – Cassazione civile sez. VI 16 febbraio 2015 n. 3081

    Chi agisce per ottenere il risarcimento del danno per i danni subiti da un alunno nell’ambito scolastico, sia che invochi la responsabilità contrattuale che extracontrattuale, deve dimostrare che l’evento dannoso si è verificato nel periodo di tempo in cui l’alunno era sottoposto alla vigilanza dell’insegnante. Gli obblighi di sorveglianza e di tutela dell’Istituto scolastico scattano solo quando l’allievo si trovi all’interno della struttura, mentre tutto quanto accade prima, per esempio sui gradini di ingresso, può, ricorrendone le condizioni, trovare il suo addentellato giuridico nell’art. 2051 c.c., relativo alla responsabilità del custode.

  • 13/02/2015 – Responsabilità civile, medici, Cass. civ., sez. III, 13/02/2015 n. 2845

    L’obbligo del consenso informato, che il medico deve ottenere dal paziente quale legittimazione e fondamento del trattamento sanitario, attiene al diritto fondamentale della persona all’espressione della consapevole e libera autodeterminazione; mentre il trattamento medico richiesto al medico attiene alla tutela del diverso, quanto fondamentale, diritto alla salute. La condotta di adempimento alla prestazione medica costituisce quindi autonoma fonte di responsabilità, di natura risarcitoria, rispetto al diverso profilo dell’acquisizione del consenso informato, dovendo accertare il giudice di merito se le conseguenze dannose verificatesi successivamente al trattamento sanitario siano da considerarsi quale diretta conseguenza dello stesso (cassata, nella specie, la decisione dei giudici del merito che, pur avendo ritenuto la condotta colposa del chirurgo nell’ambito di un intervento al ginocchio del paziente, aveva escluso il risarcimento del danno in merito, in quanto assorbito dal diverso profilo del risarcimento per mancanza di consenso informato).

  • 19/12/2014 – responsabilità civile, notaio, Cass. civ., sez. III, 19/12/2014 n. 26908

    Sussiste la responsabilità contrattuale del notaio che abbia rogato un atto di trasferimento di immobile allorché il venditore sia stato in precedenza dichiarato fallito, risultando per tale ragione l’atto privo di effetti verso i creditori. Il bene, pertanto, deve essere restituito e l’acquirente ha diritto al risarcimento del danno patito, il cui ammontare è pari al valore monetario dell’immobile al momento dell’effettivo rilascio, detratto l’importo corrispondente al vantaggio economico tratto nel periodo in cui l’acquirente ne ha avuto il godimento quale proprietario.

  • 16/12/2014 – Responsabilità civile, notaio, Cass. civ., sez. III, 16/12/2014 n. 26369

    Il notaio incaricato di redigere l’atto pubblico di trasferimento immobiliare, che abbia compilato la dichiarazione a fini INVIM, sottoscritta dal venditore, riportando quanto da questi dichiarato, qualora abbia provveduto alla relativa registrazione senza avvertire la parte delle conseguenze derivanti da dichiarazioni non veritiere, pone in essere un comportamento non conforme alla diligenza qualificata cui egli è obbligato, per l’incarico professionale conferito, poiché è tenuto a fornire una consulenza tecnica alla parte funzionale non solo al raggiungimento dello scopo, privatistico e pubblicistico, tipico, cui l’atto rogando è preordinato, ma anche al conseguimento degli effetti vantaggiosi eventualmente previsti dalla normativa fiscale e a rispettare gli obblighi da essa imposti, sicché risponde dei danni originati da tale comportamento anche nella sola ipotesi di colpa lieve. (In applicazione dell’anzidetto principio, la S.C. ha ritenuto la responsabilità del notaio per colpa lieve, poiché nell’atto rogando il valore finale dell’immobile dichiarato dal venditore era identico a quello indicato nel precedente atto di acquisto, e, dunque, appariva ragionevolmente probabile che la dichiarazione non fosse veritiera).

  • 04/11/2014 – Responsabilità civile, banca, assegno, Cass. civ., sez. 04/11/2014 n. 23460

    La condotta tenuta dal traente un assegno di rilevante importo, sbarrato e non trasferibile, consistita nella spedizione del titolo medesimo al beneficiario a mezzo posta, non assume alcun rilievo causale in riferimento all’evento produttivo del danno lamentato dallo stesso traente, determinatosi in ragione del successivo pagamento dell’assegno in favore di soggetto estraneo al rapporto cartolare, a seguito di riconoscibile falsificazione nel nome del beneficiario, giacché detto evento è da ascrivere unicamente alle condotte colpose realizzate, nonostante l’evidente falsificazione, rispettivamente dall’istituto di credito che ha posto il titolo all’incasso e dalla banca che lo ha presentato in stanza di compensazione. In tale contesto non può neppure essere invocata, al fine di radicare una concorrente responsabilità del traente, la disciplina recata dagli artt. 83 e 84 del d.P.R. 29 marzo 1973, n. 156, sul divieto di includere nelle corrispondenze ordinarie denaro, oggetti preziosi e carte di valore, giacché attinente ai soli rapporti tra l’ente postale e gli utenti del medesimo (fattispecie relativa alla controversia promossa da una società di assicurazione relativamente alla responsabilità dell’istituto di credito per il pagamento di un assegno, spedito a mezzo posta ordinaria, nei confronti di un soggetto non legittimato che aveva contraffatto il suo documento d’identità al momento della riscossione dinanzi all’istituto di credito).

  • 22/10/2014 – Responsabilità civile, medici, Cass. civ., sez. III, 22/10/2014 n. 22338

    In materia di responsabilità per attività medico-chirurgica, posto che l’esecuzione della prestazione professionale implica una diligenza qualificata ai sensi del secondo comma dell’art. 1176 cod. civ., è in colpa il medico che, in presenza di un paziente che non possa essere adeguatamente curato nella struttura ospedaliera in cui si trova, ometta di attivarsi per tentare di disporne il trasferimento in altra più idonea struttura.

  • 22/10/2014 – Responsabilità civile, medici, Cass. civ., sez. III, 22/10/2014 n. 22338

    In materia di responsabilità per attività medico-chirurgica, posto che l’esecuzione della prestazione professionale implica una diligenza qualificata ai sensi del secondo comma dell’art. 1176 cod. civ., è in colpa il medico che, in presenza di un paziente che non possa essere adeguatamente curato nella struttura ospedaliera in cui si trova, ometta di attivarsi per tentare di disporne il trasferimento in altra più idonea struttura.

  • 26/08/2014 – responsabilità civile, notaio, Cass. civ., sez. 26/08/2014 n. 18244

    Incorre in responsabilità professionale il notaio che rogiti un contratto di compravendita immobiliare senza compiere le visure dei pubblici registri per verificare la libertà e disponibilità dell’immobile; tuttavia il danno risarcibile derivante da tale condotta non si identifica necessariamente col prezzo pagato dall’acquirente ma con la situazione economica nella quale il medesimo si sarebbe trovato qualora il professionista avesse diligentemente adempiuto la propria prestazione. (In applicazione di tale principio, la S.C. – con riferimento al caso in cui il prezzo di una compravendita immobiliare risultava essere stato corrisposto quasi per intero dall’acquirente in data anteriore alla stipulazione dell’atto notarile – ha identificato il danno risarcibile unicamente nel versamento della parte residua del corrispettivo, ritenendo che il pregiudizio anteriormente subìto dal cliente appartenesse ad una serie causale del tutto indipendente dalla condotta del notaio).

  • 26/08/2014 – Cassazione civile sez. III 26 agosto 2014 n. 18244

    Il notaio, responsabile ex contractu per omissione di visure ipotecarie prima della stipula di un contratto di compravendita, non può essere condannato a un risarcimento superiore a quello imposto dalla causalità giuridica inerente al pregiudizio patito a cagione del proprio comportamento negligente: tale valutazione deve essere effettuata dal giudice mediante un giudizio prognostico, che tenga conto della situazione in cui si sarebbe trovato il cliente in caso di adempimento diligente e, in particolare, del denaro speso dal compratore prima della stipula del contratto definitivo. Si configura, in questi termini, un limite al quantum risarcitorio dovuto dal professionista, avendo riguardo a una serie causale indipendente rispetto all’attività del notaio.

  • 25/08/2014 – Responsabilità civile, banca, assegno, Cass. civ., sez. III, 25/08/2014 n. 18183

    L’art. 43 comma 2 legge assegni (r.d. 21 dicembre 1933 n. 1736), nel disporre che colui che paga a persona diversa dal prenditore, o dal banchiere giratario per l’incasso, risponde del pagamento, disciplina in modo autonomo il pagamento dell’assegno non trasferibile, con deviazione dalla regola generale che libera il debitore che esegua il pagamento in buona fede in favore del creditore apparente (art.1189 c.c.). Ne consegue che, in caso di pagamento di un assegno bancario non trasferibile in favore di chi non era legittimato, la banca non è liberata dall’originaria obbligazione finché non paghi al prenditore esattamente individuato, e ciò a prescindere dalla sussistenza dell’elemento della colpa nell’errore sulla identificazione dello stesso prenditore, trattandosi di ipotesi di obbligazione “ex lege”.

  • 03/07/2014 – Responsabilità civile – Professionisti – Medici – Cass. civ., sez. III, 03/07/2014 n. 15239

    In tema di responsabilità civile da trattamento sanitario ed ai fini dell’individuazione del termine prescrizionale per l’esercizio dell’azione risarcitoria, non è ipotizzabile il delitto di lesioni volontarie gravi o gravissime nei confronti del medico che sottoponga il paziente ad un trattamento da questo non consentito (anche se abbia esito infausto e anche se l’intervento venga effettuato in violazione delle regole dell’arte medica), se comunque sia rinvenibile nella sua condotta professionale una finalità terapeutica o comunque la terapia sia inquadrabile nella categoria degli atti medici. In questi casi, infatti, la condotta non è diretta a ledere e, se l’agente cagiona lesioni al paziente, è al più ipotizzabile il delitto di lesioni colpose se l’evento è da ricondurre alla violazione di una regola cautelare.

  • 06/06/2014 – Responsabilità civile – Professionisti – medici – Cass. civ., sez. III, 06/06/2014 n. 12830

    In tema di responsabilità medica, il professionista è soggetto a responsabilità per i danni alla salute anche quando derivano da un intervento compiuto con perizia ma sulla base di un consenso assente o viziato, per il solo fatto oggettivo di aver omesso informazioni di carattere medico al paziente sottoposto all’intervento chirurgico.

  • 06/06/2014 – Responsabilità civile, medici, Cass. civ., sez. III, 06/06/2014 n. 12830

    Quando ad un intervento di chirurgia estetica consegua un inestetismo più grave di quello che si mirava ad eliminare o ad attenuare, all’accertamento che di tale possibile esito il paziente non era stato compiutamente e scrupolosamente informato consegue ordinariamente la responsabilità del medico per il danno derivatone, quand’anche l’intervento sia stato correttamente eseguito. La particolarità del risultato perseguito dal paziente e la sua normale non declinabilità in termini di tutela della salute consentono, infatti, di presumere che il consenso non sarebbe stato prestato se l’informazione fosse stata offerta e rendono pertanto superfluo l’accertamento, invece necessario quando l’intervento sia volto alla tutela della salute e la stessa risulti pregiudicata da un intervento pur necessario e correttamente eseguito, sulle determinazioni cui il paziente sarebbe addivenuto se dei possibili rischi fosse stato informato.

  • 23/05/2014 – Responsabilità civile – Professionisti – Medici – Cass. civ., sez. III, 23/05/2014 n. 11522

    In tema di danno alla persona, conseguente a responsabilità medica, l’omissione della diagnosi di un processo morboso terminale, sul quale sia possibile intervenire soltanto con un intervento cosiddetto palliativo, determinando un ritardo della possibilità di esecuzione dello stesso, cagiona al paziente un danno alla persona per il fatto che, nelle more, egli non ha potuto fruire di tale intervento e, quindi, ha dovuto sopportare le conseguenze del processo morboso e particolarmente il dolore, posto che la tempestiva esecuzione dell’intervento palliativo avrebbe potuto, sia pure senza la risoluzione del processo morboso, alleviare le sue sofferenze.

  • 27/03/2014 – Responsabilità civile – Professionisti – Medici – Danni – Cass. civ., sez. III, 27/03/2014 n. 7195

    In tema di responsabilità medica, dà luogo a danno risarcibile l’errata esecuzione di un intervento chirurgico praticabile per rallentare l’esito certamente infausto di una malattia, che abbia comportato la perdita per il paziente della “chance” di vivere per un periodo di tempo più lungo rispetto a quello poi effettivamente vissuto. In tale eventualità, le possibilità di sopravvivenza, misurate in astratto secondo criteri percentuali, rilevano ai fini della liquidazione equitativa del danno, che dovrà altresì tenere conto dello scarto temporale tra la durata della sopravvivenza effettiva e quella della sopravvivenza possibile in caso di intervento chirurgico corretto.

  • 06/02/2014 – RESPONSABILITÀ CIVILE – Cose in custodia – Cassazione civile sez. VI 06 febbraio 2014 n. 2692

    In tema di responsabilità degli infortuni occorsi ai fruitori di una strada, si esclude la responsabilità del suo proprietario, ex art. 2051 c.c., qualora si provi l’elisione del nesso causale tra la cosa e l’evento. Questa può aversi, in un contesto di rigoroso rispetto di eventuali normative esistenti o comunque di una concreta configurazione della cosa in condizioni tali da non essere in grado di nuocere normalmente ai suoi fruitori avveduti e prudenti, nell’eventualità di accadimenti imprevedibili ed ascrivibili al fatto del danneggiato stesso – tra i quali una sua imperizia o imprudenza – o di terzi (rigettato il ricorso proposto dai genitori della vittima di un sinistro stradale, atteso che, a detta della Corte, la Corte Territoriale aveva correttamente ascritto il sinistro all’esclusiva condotta colposa della vittima, la quale trasgrediva ai più elementari doveri di cautela e prudenza procedendo ad una velocità non adeguata alle condizioni di tempo -strada bagnata- e di luogo -segnalazione di ‘pericolo’- chiaramente percepibili.

  • 04/02/2014 – RESPONSABILITÀ CIVILE – Precettori e maestri (insegnanti) – Cassazione civile sez. III 04 febbraio 2014 n. 2413

    In tema di responsabilità della scuola a seguito di un infortunio occorso ad un alunno durante la gita scolastica, la presunzione di responsabilità posta a carico dei precettori dall’art. 2048, comma 2 c.c., si applica in presenza di un danno causato da fatto illecito dell’allievo nei confronti di terzi, e non in riferimento al danno cagionato dall’allievo nei suoi stessi confronti. Mentre nel primo caso per superare la presunzione di responsabilità che grava sull’insegnate occorre che questi provi di aver adottato, in via preventiva, tutte le misure idonee ad evitare una situazione di pericolo in grado di portare poi al danno, nel secondo caso la responsabilità dell’istituto scolastico e dell’insegnante ha natura contrattuale. Tale responsabilità ha le fondamenta nell’iscrizione dell’allievo e la conseguente ammissione nella scuola, ed è proprio da questo rapporto che sorge a carico dell’istituto l’obbligazione di vigilare sulla sicurezza e l’incolumità dell’allievo nel tempo in cui questi fruisce della prestazione scolastica.

  • 16/01/2014 – RESPONSABILITÀ CIVILE – Professionisti – medici e paramedici – Cassazione civile sez. III 16 gennaio 2014 n. 750

    Non si configura alcuna responsabilità medica sotto il profilo causale qualora l’evento mortale derivi da una malattia totalmente asintomatica tale da rendere insospettabile l’esistenza di un tale grave quadro infiammatorio.

  • 17/10/2013 – RESPONSABILITÀ CIVILE – Professionisti – medici e paramedici – Cassazione civile sez. III 17 ottobre 2013 n. 23575

    In tema di responsabilità medica, nel sottosistema civilistico, il nesso di causalità materiale – la cui valutazione in sede civile è diversa da quella penale (ove vale il criterio dell’elevato grado di credibilità razionale che è prossimo alla “certezza”) – consiste anche nella relazione probabilistica concreta tra comportamento ed evento dannoso, secondo il criterio, ispirato alla regola della normalità causale, del “più probabile che non”. Ma ciò significa che, ai fini dell’attribuzione della responsabilità del sanitario, occorre innanzitutto accertare, sul piano della causalità materiale (rettamente intesa come relazione tra la condotta e l’evento di danno), l’efficienza eziologica della condotta del sanitario rispetto all’evento in applicazione della regola di cui all’art. 41 c.p. (a mente della quale il concorso di cause preesistenti, simultanee o sopravvenute, anche se indipendenti dall’azione del colpevole, non esclude il rapporto di causalità fra l’azione e l’omissione e l’evento), così da ascrivere l’evento di danno interamente all’autore della condotta illecita (escluso, nella specie, il risarcimento in favore di una donna, la quale lamentava dolori alla testa e difficoltà di pronuncia a suo dire da ascrivere all’errato intervento di un dentista che l’aveva sottoposta ad un intervento di allocazione di una protesi dentaria nell’arcata superiore).

  • 12/09/2013 – RESPONSABILITÀ CIVILE – Professionisti – medici e paramedici – Cassazione civile sez. III 12 settembre 2013 n. 20904

    Ove la responsabilità medica venga invocata a titolo contrattuale, dal punto di vista del danneggiato, la prova del nesso causale, quale fatto costitutivo della domanda intesa a far valere la responsabilità per l’inadempimento del rapporto curativo, si sostanzia nella dimostrazione che l’esecuzione del rapporto curativo si è inserita nella serie causale che ha condotto all’evento dannoso, rappresentato o dalla persistenza della patologia per cui si era richiesta la prestazione o dal suo aggravamento fino anche ad un esito mortale o dall’insorgenza di una nuova patologia che non era quella con cui il rapporto era iniziato.

  • 14/06/2013 – Cassazione civile sez. II 14 giugno 2013 n. 15029

    In tema di responsabilità professionale, non può ritenersi implicitamente incluso, nell’incarico generico dato ad un dottore commercialista di predisporre uno schema di bilancio di una società di capitali, l’obbligo di verificare la corrispondenza alla realtà dei dati contabili forniti dagli amministratori, atteso che gli artt. 2423 ss. e 2403 cod. civ. individuano nell’organo amministrativo e nel collegio sindacale gli unici soggetti responsabili in relazione alla corretta informativa del bilancio e che la voce prevista dall’art. 34 del d.P.R. 10 ottobre 1994, n. 645 sulla redazione del bilancio “a norma di legge” non include anche gli onorati “per l’accertamento dell’attendibilità dei bilanci”, contemplati invece nell’art. 32 del medesimo decreto. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, la quale aveva argomentato nel senso che l’art. 2403 cod. civ. attribuisce al collegio sindacale la delega del controllo della regolare tenuta della contabilità sociale e della corrispondenza ad essa del bilancio; gli artt. 2423 ss. cod. civ. individuano nell’organo amministrativo l’esclusivo referente e destinatario della responsabilità per gli obblighi inerenti alla formazione del bilancio e in particolare degli obblighi sostanziali di chiarezza, verità e correttezza, oltre che di prudenza delle singole poste; l’art. 2381 cod. civ. non permette la delegabilità dei richiamati obblighi sostanziali di redazione del bilancio nemmeno ai singoli componenti del consiglio di amministrazione; e le tariffe professionali dei dottori commercialisti prevedono specifiche voci inerenti il controllo contabile)

  • 12/01/2013 – RESPONSABILITÀ CIVILE – Professionisti – medici e paramedici – Cassazione civile sez. III 12 dicembre 2013 n. 27855

    Nelle cause di responsabilità professionale medica, il paziente non può limitarsi ad allegare un inadempimento, quale che esso sia, ma deve dedurre l’esistenza di una inadempienza, per così dire, vestita, astrattamente efficiente, cioè, alla produzione del danno, di talché, solo quando lo sforzo probatorio dell’attore consenta di ritenere dimostrato il contratto (o contatto sociale) e l’insorgenza o l’aggravamento della patologia, con l’allegazione di qualificate inadempienze in tesi idonee a porsi come causa o concausa del danno, scatterà l’onere del convenuto di dimostrare o che nessun rimprovero di scarsa diligenza o di imperizia può essergli mosso, o che, pur essendovi stato un suo inesatto adempimento, questo non ha avuto alcuna incidenza eziologica nella produzione del danno.

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