• Successioni, eredità e donazioni

Successioni, Donazioni e Divisioni

Eredità, legato scioglimento della comunione, divisione e donazione

Lo studio legale Schino-Campanozzi-Martino si occupa, principalmente, delle problematiche riguardanti:

  • accettazione dell’eredità puramente e semplicemente, la quale comporta la (con)fusione del patrimonio del defunto e di quello dell’erede, il quale ultimo, conseguentemente, si avvantaggia del patrimonio del defunto, ma, al tempo stesso, risponde dei debiti del defunto anche con il proprio patrimonio, oltre che con quello ereditato;
  • accettazione dell’eredità con il beneficio di inventario, in particolare per ciò che attiene alla posizione dei minori e degli interdetti, per effetto della quale il patrimonio del defunto e quello dell’erede restano distinti e quindi, tra le altre conseguenze, l’erede è tenuto al pagamento dei debiti ereditari e dei legati soltanto entro il limite del valore dei beni da lui ereditati;
  • rinuncia all’eredità, per cui la persona che avrebbe diritto all’eredità (il “chiamato”) dichiara di non volerla accettare e, dunque, di non volere essere erede;
  • eredità giacente, situazione nella quale versa il patrimonio ereditario fino a quando coloro che hanno diritto di accettare l’eredità (i “chiamati”) e che non sono nel possesso dei beni ereditari non accettano l’eredità: tale situazione può comportare la nomina di un curatore;
  • petizione dell’eredità, azione con la quale l’erede può agire nei confronti di chiunque sia in possesso dei beni ereditari al fine di conseguirne la restituzione;
  • successione legittima, ossia la successione che si apre in assenza di testamento ed alla quale possono concorrere, a seconda dei vari casi, i parenti (figli, genitori, ascendenti, fratelli e sorelle, parenti entro il sesto grado), il coniuge e, in mancanza di altri aventi diritto, lo Stato;
  • successione testamentaria, ossia la successione che si apre in presenza di un testamento (olografo, pubblico, segreto) e con la quale il defunto dispone del suo patrimonio (nel rispetto, comunque, dei diritti dei legittimari: v. oltre) o soltanto di determinati beni (legato);
  • legittimari, persone alle quali la legge riserva in ogni caso una quota dell’eredità (quota “legittima”), per cui, a prescindere da qualsiasi disposizione testamentaria, queste persone hanno diritto a tale quota; le persone in questione sono il coniuge, i figli e gli ascendenti legittimi;
  • impugnazione del testamento per lesione della quota “legittima”, nel caso in cui con il testamento il defunto (detto anche “de cuius” o “testatore”) abbia disposto del suo patrimonio violando la quota in ogni caso riservata ai legittimari;
  • divisione dei beni ereditari;
  • revocazione della donazione, che può avvenire in due ipotesi: – per ingratitudine, quando cioè colui che ha beneficiato della donazione (donatario) si è reso responsabile di fatti assolutamente gravi (ad es., uccisione o tentativo di uccisione del donante, del coniuge, di un discendente o di un ascendente ovvero denunzia di una di tali persone per un reato punibile con l’ergastolo se poi la denunzia è stata giudicata calunniosa); -per sopravvenienza (nascita successiva ovvero conoscenza successiva dell’esistenza di un figlio o di un discendente);
  • vitalizio alimentare, il contratto con il quale, a fronte di solito (ma non necessariamente) della cessione in suo favore della proprietà di un bene immobile, una persona si impegna a fornire assistenza spirituale e materiale nei confronti di un’altra persona che necessita, appunto, di tale assistenza (spesso, il genitore anziano e malato).

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Novità giurisprudenziali:

  • 19/09/2016 – Cassazione civile sez. II 19 settembre 2016 n. 18280

    La liberalità d’uso prevista dall’art. 770, comma 2, c.c. sussiste quando la elargizione si uniformi, anche sotto il profilo della proporzionalità alle condizioni economiche dell’autore dell’atto, agli usi e costumi propri di una determinata occasione, da vagliarsi anche alla stregua dei rapporti esistenti fra le parti e della loro posizione sociale. Tali liberalità trovano fondamento negli usi invalsi a seguito dell’osservanza di un certo comportamento nel tempo, e dunque di regola in occasione di quelle festività, ricorrenze, occasioni celebrative che inducono comunemente a elargizioni, soprattutto in considerazione dei legami esistenti tra le parti.

  • 19/07/2016 – Cassazione civile sez. II 19 luglio 2016 n. 14747

    Al fine di stabilire se l’atto di disposizione patrimoniale compiuto in vita dal de cuius sia lesivo della quota riservata ai legittimari, la donazione con riserva di usufrutto deve essere calcolato come donazione in piena proprietà.

  • 23/05/2016 – Cassazione civile sez. II 23 maggio 2016 n. 10614

    La compravendita di un bene ad un prezzo inferiore a quello effettivo non realizza, di per sé, un “negotium mixtum cum donatione”, occorrendo non solo una sproporzione tra le prestazioni di entità significativa, ma anche la consapevolezza, da parte dell’alienante, dell’insufficienza del corrispettivo ricevuto rispetto al valore del bene ceduto, sì da porre in essere un trasferimento volutamente funzionale all’arricchimento della controparte acquirente della differenza tra il valore reale del bene e la minore entità del corrispettivo ricevuto.

  • 19/04/2016 – Cassazione civile sez. II 19 aprile 2016 n. 7710

    L’usufrutto successivo “improprio”, che ricorre allorché il costituente trasferisca, per atto “inter vivos” diverso dalla donazione, la nuda proprietà di un immobile, riservando a sé e, per il periodo successivo alla propria morte, ad uno o più terzi, l’usufrutto sul bene, così da farne coincidere la durata con la vita del più longevo degli usufruttuari, è ammissibile e resta sottratto al divieto di cui all’art. 698 c.c., in quanto la fattispecie negoziale costitutiva dei diversi usufrutti si perfeziona con la conclusione del contratto, rappresentando la premorienza del costituente un fatto puramente accidentale e non causale rispetto alla produzione degli effetti.

  • 27/11/2015 – Cassazione civile sez. II 27 novembre 2015 n. 24291

    Ai fini della configurazione della violazione del divieto di patti successori, la rinunzia ai diritti spettanti ad un soggetto in qualità di legittimario deve essere espressa in maniera non equivoca. Perciò, non vi è rinunzia se con scrittura privata venga determinato tra gli eredi il conguaglio ritenuto dovuto e riferito al valore di beni trasferiti ai figli dalla madre quando la stessa era ancora in vita e non per il tempo della (futura) successione.

  • 30/06/2015 – Cassazione civile sez. II 30 giugno 2015 n. 13407

    In tema di successione necessaria, qualora la lesione della legittima derivi da donazioni, il termine decennale di prescrizione dell’azione di riduzione decorre dalla data di apertura della successione non essendo sufficiente il “relictum” a garantire al legittimario il soddisfacimento della quota di riserva, senza che rilevi, a tal fine, che la riduzione sia domandata, ai sensi dell’art. 557, primo comma, cod. civ., dall’erede del legittimario, a cui non spetta un diritto autonomo rispetto al suo dante causa, sicché, ove al momento dell’apertura della successione del legittimario risulti già maturata la prescrizione dell’azione di riduzione, resta preclusa all’erede la possibilità di domandare utilmente la stessa, non potendo la morte del legittimario comportare la reviviscenza di un diritto che quest’ultimo aveva già perduto.

  • 15/06/2015 – Cassazione civile sez. un. 15 giugno 2015 n. 12307

    La parte che contesti l’autenticità del testamento olografo deve proporre domanda di accertamento negativo della provenienza della scrittura, e grava su di essa l’onere della relativa prova, secondo i principi generali dettati in tema di accertamento negativo

  • 11/06/2015 – Cassazione civile sez. II 11 giugno 2015 n. 12158

    In tema di delazione dell’eredità, non ha luogo la successione legittima (nella specie, per la somma risultante da un credito su un conto corrente intestato al “de cuius”, non oggetto di legato) agli effetti dell’art. 457, secondo comma, cod. civ., in presenza di disposizione testamentaria a titolo universale, sia pur in forma di istituzione “ex re certa”, tenuto conto della forza espansiva della stessa per i beni ignorati dal testatore o sopravvenuti.

  • 16/04/2015 – Cassazione civile sez. II 16 aprile 2015 n. 7821

    In presenza di un contratto di donazione non ancora perfetto, per la mancanza della notificazione al donante dell’atto pubblico di accettazione del donatario, ai sensi dell’art. 782, secondo comma, cod. civ., va riconosciuto in capo all'”accipiens” il solo “animus detinendi” e non l'”animus possidendi”, trattandosi di negozio traslativo non ancora venuto ad esistenza in quanto privo dell’elemento conclusivo di una fattispecie a formazione progressiva.

  • 22/10/2014 – Successione testamentaria, Cass. civ., sez. II, 22/10/2014 n. 22168

    In tema di successioni testamentarie, è estranea al fedecommesso “de residuo” l’imposizione dell’obbligo di conservazione dei beni, rimanendo la sostituzione comunque nulla, ai sensi dell’art. 692, quinto comma, cod. civ., in quanto sussiste l’elemento della duplice vocazione in ordine successivo.

  • 22/10/2014 – Cassazione civile sez. II 22 ottobre 2014 n. 22456

    La ratio dell’art. 540 c.c. è da rinvenire non tanto nella tutela dell’interesse economico del coniuge superstite di disporre di un alloggio, quanto dell’interesse morale legato alla conservazione dei rapporti affettivi e consuetudinari con la casa familiare, quali la conservazione della memoria del coniuge scomparso, delle relazioni sociali e degli status simbols goduti durante il matrimonio. Ne segue che in caso di separazione personale dei coniugi e di cessazione della convivenza, l’impossibilità di individuare una casa adibita a residenza familiare fa venire meno il presupposto oggettivo richiesto ai fini dell’attribuzione dei diritti di abitazione.

  • 20/10/2014 – Successione testamentaria, Cass. civ., sez. VI, 20/10/2014 n. 22195

    In tema di successione a causa di morte, la perdita del diritto di accettare l’eredità ex art. 481 cod. civ. comporta anche la perdita della qualità di chiamato all’eredità per testamento, con la conseguenza che la devoluzione testamentaria diviene inefficace e si apre esclusivamente la successione legittima, ai sensi dell’art. 457 cod. civ., senza che si verifichi la coesistenza tra successione testamentaria e successione legittima.

  • 17/10/2014 – Cassazione civile sez. II 17 ottobre 2014 n. 22078

    La produzione o l’indicazione delle scritture di comparazione da parte di colui che intende valersi della scrittura privata disconosciuta costituisce un onere imprescindibile per una corretta proposizione dell’istanza di verificazione; né evidentemente tale onere può essere assolto mediante l’allegazione di tali scritture ad una perizia di parte, tale fase del procedimento attenendo all’ espletamento di una consulenza tecnica d’ufficio che comunque, oltre che eventuale, è in ogni caso successiva alla proposizione dell’istanza di verificazione (nella specie, relativa al disconoscimento di un testamento, la Corte ha confermato la sentenza di merito che, nell’affermare che gli attori nel giudizio di primo grado avevano presentato una perizia di parte concludente per l’autografia della firma sulla copia del testamento olografo allegando le scritture delle quali il perito di parte si era avvalso per la comparazione, aveva correttamente osservato che una cosa è produrre le scritture di comparazione indicandole al giudice ed alle controparti, ed altra cosa è allegarle semplicemente quali documenti ad una perizia di parte).

  • 04/07/2014 – Divisione ereditaria – In genere – Cass. civ., sez. II, 04/07/2014 n. 15396

    In tema di divisione di cose comuni, il giudice ha il potere discrezionale di derogare dal criterio, indicato nell’art. 720 c.c., della preferenziale assegnazione al condividente titolare della quota maggiore, purché assolva all’obbligo di fornire adeguata e logica motivazione della diversa valutazione di opportunità adottata, che si risolve in un tipico accertamento di fatto, sottratto come tale al sindacato di legittimità ove adeguatamente motivato.

  • 13/02/2014 – Successione – Rinuncia alla eredità – Forma – Cass. civ., sez. III, 13/02/2014 n. 3346

    L’inserzione dell’atto di rinuncia all’eredità nel registro delle successioni costituisce una forma di pubblicità funzionale a rendere la rinuncia opponibile ai terzi e non ai fini della sua validità. Ne consegue che il creditore ereditario, che agisca in giudizio contro l’erede per il pagamento dei debiti del “de cuius”, a fronte della produzione di un atto pubblico di rinunzia all’eredità, ha l’onere di provare, anche solo mediante l’acquisizione di una certificazione della cancelleria del tribunale competente, il mancato inserimento dell’atto “de quo” nel registro delle successioni.

  • 16/05/2013 – SUCCESSIONE TESTAMENTARIA – In genere – Cassazione civile sez. II 16 maggio 2013 n. 11906

    In tema di successioni “mortis causa”, allorché l’adempimento dell’onere apposto ad una disposizione testamentaria, consistente nell’obbligo per l’erede di prestare assistenza e cura ad un terzo vita natural durante, sia reso impossibile dal rifiuto di quest’ultimo di usufruire di tali prestazioni, non è configurabile la nullità della disposizione ai sensi dell’art. 647, terzo comma, cod. civ., il quale attiene esclusivamente alle ipotesi di impossibilità originaria di adempimento dell’onere, trovando, invece, l’impossibilità sopravvenuta la propria disciplina nei principi generali relativi alla risoluzione o all’estinzione dell’obbligazione, con conseguente eventuale liberazione dell’onerato a seguito di costituzione in mora del beneficiario.

  • 08/01/2013 – SUCCESSIONE IN GENERE – Accettazione della eredità – prescrizione – Cassazione civile sez. II 08 gennaio 2013 n. 264

    In tema di successioni “mortis causa”, è manifestamente infondata la q.l.c., per contrasto con gli art. 3 e 24 cost., dell’art. 480 comma 2 c.c., interpretato nel senso che il termine decennale di prescrizione del diritto di accettare l’eredità decorre unitariamente dal giorno dell’apertura della successione, pure nel caso di successiva scoperta di un testamento del quale non si aveva notizia. Invero, detta disciplina si rivela frutto di una scelta ragionevole del legislatore, in quanto finalizzata, come in tutte le ipotesi di prescrizione, al perseguimento della certezza delle situazioni giuridiche, e quindi ispirata dall’esigenza di cristallizzare in modo definitivo, dopo un certo lasso di tempo, la regolamentazione dei diritti ereditari tra le diverse categorie di successibili, in maniera da accordare specifica tutela a chi abbia accettato, nell’indicato termine di dieci anni, l’eredità devolutagli per legge o per testamento, ed anche a chi, dopo aver accettato nel termine l’eredità legittima, abbia fatto valere un testamento successivamente scoperto, rispetto a colui che, chiamato per testamento e non pure per legge all’eredità, non abbia potuto accettare la stessa nel termine di prescrizione per mancata conoscenza dell’esistenza di tale scheda testamentaria; d’altra parte, prevedendo l’art. 480 c.c. un termine prescrizionale, cui va riconosciuta natura sostanziale e non processuale, esso rimane per sua natura estraneo all’ambito di tutela dell’art. 24 cost., in quanto non volto all’esercizio del diritto di difesa.

  • 08/01/2013 – SUCCESSIONE IN GENERE – Accettazione della eredità – tacita – Cassazione civile sez. II 08 gennaio 2013 n. 263

    In tema di successioni mortis causa, costituisce accettazione tacita dell’eredità l’istanza, avanzata dal chiamato, di voltura di una concessione edilizia già richiesta dal de cuius, trattandosi di iniziativa che, non rientrando nell’ambito degli atti conservativi e di gestione dei beni ereditari, consentiti prima dell’accettazione dall’art. 460 c.c., travalica il semplice mantenimento dello stato di fatto esistente al momento dell’apertura della successione, e la cui proposizione dimostra, pertanto, l’avvenuta assunzione della qualità di erede.

  • 31/08/2011 – Successione legittima e necessaria, riduzione, Cass. civ., sez. II, 31/08/2011 n. 17896

    L’art. 564 c.c., ai sensi del quale nella successione “ab intestato” il legittimario, che non abbia accettato l’eredità con beneficio di inventario, non può esercitare l’azione di riduzione delle donazioni fatte dal “de cuius” a persone non chiamate come coeredi, manifestamente non contrasta con il principio costituzionale di uguaglianza sotto il profilo della mancata estensione della esclusione dall’onere dell’accettazione beneficiata dell’eredità, prevista a favore del legittimario pretermesso dal testatore, al legittimario il quale sia stato invece diseredato mediante atti di donazione trattandosi di situazioni giuridiche dissimili, talché la disparità di trattamento normativo trova obiettiva giustificazione. L’azione di simulazione relativa proposta dall’erede in ordine ad un atto di disposizione patrimoniale del “de cuius” stipulato con un terzo, che si assume lesivo della quota di legittima ed abbia tutti i requisiti di validità del negozio dissimulato deve ritenersi proposta esclusivamente in funzione dell’azione di riduzione prevista dall’art. 564 c.c., con la conseguenza che l’ammissibilità dell’azione è condizionata dalla preventiva accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario.

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Novità giurisprudenziali: all’interno di ciascuno dei sopra indicati argomenti è riportata una rassegna di relative sentenze.

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