• Successioni, eredità e donazioni

Successione legittima e testamentaria, scioglimento della comunione e divisione, donazioni

Causa per eredità, causa per successione, causa per donazione

Le questioni più frequenti riguardano:

  • accettazione dell’eredità puramente e semplicemente, la quale comporta la (con)fusione del patrimonio del defunto e di quello dell’erede, il quale ultimo, conseguentemente, si avvantaggia del patrimonio del defunto, ma, al tempo stesso, risponde dei debiti del defunto anche con il proprio patrimonio, oltre che con quello ereditato;
  • accettazione dell’eredità con il beneficio di inventario, in particolare per ciò che attiene alla posizione dei minori e degli interdetti, per effetto della quale il patrimonio del defunto e quello dell’erede restano distinti e quindi, tra le altre conseguenze, l’erede è tenuto al pagamento dei debiti ereditari e dei legati soltanto entro il limite del valore dei beni da lui ereditati;
  • rinuncia all’eredità, per cui la persona che avrebbe diritto all’eredità (il “chiamato”) dichiara di non volerla accettare e, dunque, di non volere essere erede;
  • eredità giacente, situazione nella quale versa il patrimonio ereditario fino a quando coloro che hanno diritto di accettare l’eredità (i “chiamati”) e che non sono nel possesso dei beni ereditari non accettano l’eredità: tale situazione può comportare la nomina di un curatore;
  • petizione dell’eredità, azione con la quale l’erede può agire nei confronti di chiunque sia in possesso dei beni ereditari al fine di conseguirne la restituzione;
  • successione legittima, ossia la successione che si apre in assenza di testamento ed alla quale possono concorrere, a seconda dei vari casi, i parenti (figli, genitori, ascendenti, fratelli e sorelle, parenti entro il sesto grado), il coniuge e, in mancanza di altri aventi diritto, lo Stato;
  • successione testamentaria, ossia la successione che si apre in presenza di un testamento (olografo, pubblico, segreto) e con la quale il defunto dispone del suo patrimonio (nel rispetto, comunque, dei diritti dei legittimari: v. oltre) o soltanto di determinati beni (legato);
  • legittimari, persone alle quali la legge riserva in ogni caso una quota dell’eredità (quota “legittima”), per cui, a prescindere da qualsiasi disposizione testamentaria, queste persone hanno diritto a tale quota; le persone in questione sono il coniuge, i figli e gli ascendenti legittimi;’
  • azione di riduzione, con la quale i legittimari possono chiedere di ridurre le donazioni e le disposizioni testamentarie lesive della loro quota di legittima;
  • impugnazione del testamento, al fine fare valere, ad esempio, eventuali vizi della volontà del testatore o l’apocrifia della sua sottoscrizione;
  • divisione dei beni ereditari, mediante una procedura giudiziale che, partendo dallo scioglimento della comunione sui beni ereditari che si viene a determinare quando questi, per effetto della successione, finiscono con l’appartenere a più eredi, giunge a dividere i beni stessi tra gli eredi, o in natura o in denaro dopo la vendita dei beni medesimi;
  • revocazione della donazione, che può avvenire in due ipotesi: per ingratitudine, quando cioè colui che ha beneficiato della donazione (donatario) si è reso responsabile di fatti assolutamente gravi (ad es., uccisione o tentativo di uccisione del donante, del coniuge, di un discendente o di un ascendente ovvero denunzia di una di tali persone per un reato punibile con l’ergastolo se poi la denunzia è stata giudicata calunniosa); per sopravvenienza (nascita successiva ovvero conoscenza successiva dell’esistenza di un figlio o di un discendente);
  • cessione con obbligo di assistenza, il contratto con il quale, a fronte della cessione in suo favore della proprietà di un bene immobile, una persona si impegna a fornire assistenza spirituale e materiale nei confronti di un’altra persona che necessita, appunto, di tale assistenza (spesso, il genitore anziano e malato).

Nell’ambito del diritto ereditario e delle successioni, la nostra attività è svolta in sede tanto stragiudiziale quanto giudiziale, sia nei gradi di merito (Tribunale e Corte di Appello) che in Cassazione, in quest’ultimo caso dall’avv. Vittorio Schino, il nostro avvocato cassazionista.

Data la complessità e la specificità della materia successoria (tant’è che, frequentemente, gli utenti nelle ricerche in rete utilizzano espressioni tipo migliore avvocato per testamento o migliore avvocato per successione o migliore avvocato per eredità), numerose sono le problematiche che nel corso degli anni i clienti ci hanno posto, alcune delle quali sono di seguito riportate, con le relative risposte, divise tra “Eredità/Successione/Testamento”  e “Donazioni”.

Eredità/Successione/Testamento

  • Quando si diventa eredi La qualità di erede si acquisisce unicamente dopo la morte della persona della cui successione si discute, in conseguenza dell’accettazione della eredità.
  • Posso chiedere un anticipo sull’eredità Poiché di eredità si può parlare soltanto dopo che una persona è morta, l’anticipo sull’eredità non può essere chiesto e, anzi, è nullo ogni accordo con cui una persona dispone della propria eredità per il periodo precedente alla morte (divieto di patti successori). Fermo restando, dunque, che parlare di «anticipo sull’eredità» non è corretto, ciò non toglie che, comunque, lo stesso risultato pratico possa in  qualche maniera essere ottenuto attraverso una donazione: con la precisazione, però, che a seguito della morte del donante, se i beni donati al coniuge, ai figli ed ai loro discendenti risultano lesivi della quota di legittima destinata ai legittimari, la donazione è assoggettata alla c.d. “collazione”, attraverso la quale la donazione stessa rientra a fare parte della massa ereditaria.
  • Come si accetta l’eredità L’eredità si accetta con una dichiarazione formale resa dinanzi al Cancelliere del Tribunale o di fronte al notaio oppure con comportamenti concludenti che necessariamente comportano l’accettazione dell’eredità. Possono essere ritenuti comportamenti che comportano l’accettazione dell’eredità, a titolo meramente esemplificativo, l’esperimento dell’azione di riduzione, l’impugnazione del testamento, l’esperimento dell’azione di scioglimento della comunione ereditaria e di divisione, l’esperimento di azioni di recupero dei crediti ereditari, il pagamento dei debiti ereditari con denaro prelevato dall’asse ereditario. Di contro, non possono essere ritenuti comportamenti che comportano l’accettazione dell’eredità, a titolo meramente esemplificativo, la presentazione della dichiarazione di successione ed il pagamento della relativa imposta, il pagamento delle spese del funerale, la costituzione in giudizio al fine di fare valere il proprio difetto di legittimazione passiva, la mera immissione nel possesso dei beni ereditari.
  • Quanto tempo ho per accettare l’eredità Il termine per l’accettazione dell’eredità è dieci anni, decorso il quale l’eredità si intende rinunciata. Su istanza di chi vi ha interesse, però, il Tribunale può imporre un termine entro il quale accettare l’eredità, decorso il quale senza accettazione l’eredità si intende rinunciata.
  • Si può rinunciare all’eredità Si può rinunciare all’eredità con una dichiarazione formale resa dinanzi al Cancelliere del Tribunale o al notaio oppure lasciando decorrere senza accettazione il termine decennale previsto dalla legge o il termine più breve fissato dal Tribunale.
  • Cosa succede se il figlio rinuncia all’eredità del genitore Nel caso in cui il figlio rinunci all’eredità di un genitore, a lui subentrano i suoi discendenti per “rappresentazione”.
  • Cosa succede se il figlio muore prima del genitore Nell’ipotesi in cui il figlio sia morto prima del genitore, l’eredità del genitore si devolve ai discendenti del figlio per “rappresentazione”.
  • Che differenza c’è tra successione testamentaria e successione legittima La successione testamentaria è quella che si apre in presenza di un testamento di qualunque tipo (ad esempio, olografo, pubblico, segreto), per cui, nel rispetto dei diritti dei legittimari, l’eredità si devolve secondo quanto stabilito con il testamento. La successione legittima, invece, è quella che si apre in assenza di un testamento, per cui l’eredità si devolve in favore di determinati soggetti e secondo le quote prestabilite dalla legge.
  • Che cos’è la legittima La legittima è quella parte dell’eredità che, in presenza di un testamento, comunque spetta per legge ai legittimari, ossia alle persone (coniuge, figli e ascendenti legittimi) più vicine al testatore.
  • Chi sono i legittimari I legittimari sono quelle persone più vicine al de cuius (coniuge, figli e ascendenti legittimi) in favore delle quali, in presenza di un testamento, la legge riconosce comunque delle quote di eredità (quote legittime) a prescindere dalle disposizioni testamentarie.
  • Si può lasciare tutta l’eredità ad un solo figlio Si può fare il testamento in favore soltanto di un figlio Si può nominare erede universale un solo figlio Posso lasciare l’eredità a chi voglio Assolutamente no, perché, come visto, anche in presenza di un testamento vi sono persone (legittimari) a cui in ogni caso deve essere devoluta una porzione dell’eredità (legittima): con la conseguenza che la nomina di un figlio o di qualunque altra persona come erede universale vale soltanto per la parte di cui il de cuius poteva disporre (c.d. parte disponibile), non certamente per la porzione spettante ai legittimari.
  • E’ valido il testamento scritto a mano Il testamento scritto a mano, detto olografo, è la forma più consueta di testamento ed è certamente valido purché scritto di pugno del testatore e da lui sempre di pugno datato e firmato.
  • Cosa bisogna quando si trova il testamento scritto a mano Una volta che sia stato trovato il testamento olografo, questo deve essere portato dal notaio affinché provveda alla pubblicazione. 
  • E’ valido il testamento scritto al computer Decisamente no, anche se firmato dal testatore.
  • Si può impugnare il testamento Il testamento può essere impugnato in diversi casi, ad esempio perché non è della persone alla quale si riferisce o questa non era in grado di disporre delle sue ultime volontà o perché ha violate le quote di legittima previste in favore dei legittimari.
  • Si può cambiare il testamento Si può revocare il testamento Il testamento può essere cambiato e, quindi, revocato tutte le volte che si vuole. Se viene sostituito con un altro, ad essere valido sarà sempre l’ultimo.
  • Il testamento ha una scadenza Il testamento non ha una scadenza, per cui resta valido ed efficace sino a quando non viene revocato o sostituito con un altro testamento.
  • Si può escludere un figlio dal testamento Si può diseredare un figlio Poiché, anche in presenza del testamento, la legge riconosce che una quota dell’eredità in ogni caso deve essere devoluta ai legittimari (v. sopra), tra i quali soprattutto i figli, il figlio non può essere privato di quella quota. Di conseguenza, il testatore può escludere il figlio soltanto dalla parte dell’eredità di cui, effettivamente, può disporre con il testamento,
  • Chi paga i debiti del defunto I debiti del defunto sono pagati dagli eredi, che quindi diventano essi stessi debitori.
  • L’eredità può essere pignorata Poiché con l’accettazione dell’eredità si attua una (con)fusione tra il patrimonio del defunto e quello dell’erede, i beni caduti in eredità possono essere pignorati sia per debiti del defunto che per quelli dell’erede.
  • Che fine fanno i crediti del defunto I crediti del defunto si trasmettono agli eredi, che quindi diventano essi stessi creditori.
  • Si può lasciare l’eredità ad un minorenne Nulla impedisce di devolvere tutto o parte del patrimonio ereditario ad una persona con meno di 18 anni di età.
  • Un minorenne può ereditare Un minore di 18 anni può ereditare qualunque cosa, ma l’accettazione dell’eredità deve essere fatta per suo conto dai genitori con beneficio di inventario.
  • Il coniuge separato ha diritto all’eredità Il coniuge separato è erede Poiché con la separazione lo stato coniugale comunque permane, il coniuge separato conserva i diritti ereditari e, quindi, concorre all’eredità del coniuge defunto, a condizione però che non gli sia stata addebitata la responsabilità della separazione.
  • Il coniuge divorziato ha diritto all’eredità Il coniuge divorziato è erede Atteso che con il divorzio il vincolo matrimoniale viene definitivamente sciolto, l’ex coniuge superstite perde i diritti ereditari rispetto all’ex coniuge defunto.
  • L’erede può agire per l’intero credito Ciascun coerede può agire per il soddisfacimento dell’intero credito oggetto dell’eredità.
  • Cosa fare se un erede non vuole vendere l’immobile ereditato Nel caso alcuni eredi vogliano vendere uno o più immobili oggetto dell’eredità ma altri eredi non siano d’accordo, la soluzione è chiedere in Tribunale lo scioglimento della comunione ereditaria e, quindi, la divisione di quegli immobili, che può avvenire o fisicamente (laddove possibile) ovvero in denaro dopo che gli immobili sono stati venduti all’asta.
  • Nel caso di divisione ereditaria gli eredi possono chiedere l’intero immobile Nell’ipotesi in cui l’immobile ereditario oggetto della divisione tra più coeredi non sia comodamente divisibile, il coerede detentore della quota maggioritari ha la preferenza nell’assegnazione dell’intero immobile, salvo che il Giudice non ritenga di discostarsi da questo criterio dando la preferenza ad un altro coerede.
  • Gli eredi possono rimettere la querela presentata dal de cuius Gli eredi possono rimettere la querela presentata dal de cuius.
  • Gli eredi possono disconoscere la firma del de cuius Gli eredi possono disconoscere la firma del defunto e, anzi, possono limitarsi a dichiarare di non conoscere la scrittura o la sottoscrizione del loro autore.
  • I legittimari possono fare valere la lesione della legittima Quando i legittimari ritengono che il defunto, con testamento o attraverso donazioni, abbia leso la loro quota di legittima, possono esercitare l’azione di riduzione al fine di ricostituire correttamente tale quota di legittima.
  • Gli eredi possono agire contro chi ha i beni ereditari Quando gli eredi vogliono che venga riconosciuta tale loro qualità contro chiunque possiede in tutto o in parte i beni ereditari a titolo di erede o senza titolo alcuno, possono agire mediante l’azione di petizione allo scopo di ottenere la restituzione dei beni ereditari.
  • Gli eredi possono affittare un immobile prima della dichiarazione di successione Gli eredi possono dare in locazione l’immobile ereditato anche prima di avere presentato la dichiarazione di successione: con la precisazione, comunque, che tale atto comporta l’accettazione tacita dell’eredità per comportamento concludente.
  • Il contratto di locazione può essere firmato da uno solo degli eredi Il contratto di locazione di un immobile ereditato può essere sottoscritto anche da uno soltanto dei coeredi.
  • Il figlio che si occupa dei genitori ha diritto ad una quota maggiore dell’eredità Il figlio che assiste i genitori, anche se in via esclusive, non ha per questo motivo diritto ad una quota maggiore dell’eredità, in quanto la cura del genitore anziano rientra nell’obbligo di assistenza che incombe sui discendenti in favore dei propri genitori (anche se spesso, purtroppo, non tutti i figli si fanno carico di questo obbligo).
  • L’erede che abita la casa ereditata deve pagare il fitto Nel caso in cui l’immobile caduto in successione sia abitato, utilizzato o comunque occupato da uno soltanto dei coeredi, egli, su richiesta degli altri coeredi, deve corrispondere in loro favore un’indennità di occupazione, normalmente corrispondente al canone che potrebbe ricavarsi dalla locazione dell’immobile. In ogni caso, ciascun coerede può in qualunque momento chiedere lo scioglimento della comunione ereditaria, che potrebbe portare alla cessazione di tale utilizzo esclusivo.
  • I beni ereditati entrano in comunione I beni ricevuti in eredità non fanno parte della comunione dei beni.
  • Il coerede può usucapire un immobile Il coerede che sia nel possesso esclusivo dell’immobile ereditato insieme agli altri coeredi può fare valere l’usucapione in conseguenza del possesso esclusivo dell’immobile stesso da parte sua per almeno venti anni.
  • Che cosa può fare l’erede prima di accettare l’eredità Ricordato che la qualità di erede si acquista soltanto con l’accettazione dell’eredità e che, quindi, sino a quel momento non si può parlare di erede bensì di chiamato all’eredità, va detto che quest’ultimo, fino a quando appunto non accetti l’eredità e sempre che non sia stato nominato un curatore dell’eredità giacente, può esercitare le azioni possessorie a tutela dei beni ereditari senza bisogno di materiale apprensione, può compiere atti conservativi, di vigilanza e di amministrazione temporanea, e può farsi autorizzare da Giudice a vendere i beni che non si possono conservare o la cui conservazione importa grave dispendio.

    Donazione

  • Con la donazione posso avere un anticipo sull’eredità Poiché di eredità si può parlare soltanto dopo che una persona è morta, l’anticipo sull’eredità non può essere chiesto e, anzi, è nullo ogni accordo con cui una persona dispone della propria eredità per il periodo precedente alla morte (divieto di patti successori). Fermo restando, dunque, che parlare di «anticipo sull’eredità» non è corretto, ciò non toglie, comunque, che lo stesso risultato pratico possa essere in qualche maniera ottenuto attraverso una donazione: con la precisazione, però, che a seguito della morte del donante, se i beni donati al coniuge, ai figli ed ai loro discendenti risultano lesivi della quota di legittima destinata ai legittimari, la donazione è assoggettata alla c.d. “collazione”, attraverso la quale la donazione stessa rientra a fare parte della massa ereditaria.
  • Si può impugnare la donazione La donazione può essere impugnata, e l’esempio classico di impugnazione della donazione è per violazione di legittima.
  • La donazione può essere oggetto di revocatoria La donazione può essere oggetto di azione revocatoria da parte dei creditori del donante, anzi, poiché a titolo gratuito, è l’atto che più di ogni altro desta l’attenzione dei creditori del donante.
  • Si può revocare la donazione La revocazione della donazione da parte del donante può avvenire in due ipotesi: per ingratitudine, quando cioè colui che ha beneficiato della donazione (donatario) si è reso responsabile di fatti assolutamente gravi (ad es., uccisione o tentativo di uccisione del donante, del coniuge, di un discendente o di un ascendente ovvero denunzia di una di tali persone per un reato punibile con l’ergastolo se poi la denunzia è stata giudicata calunniosa); per sopravvenienza (nascita successiva ovvero conoscenza successiva dell’esistenza di un figlio o di un discendente).
  • Si può chiedere la restituzione di una somma di denaro regalata Il regalo di una somma di denaro è una donazione e, in quanto tale, soggiace alla relativa disciplina: con la conseguenza che, per essere valida, deve essere fatta con atto pubblico alla presenza di due testimoni. Normalmente, però, il regalo di somme di denaro viene effettuato con bonifico o con assegno. In questi casi, allora, il regalo può comunque considerarsi valido soltanto se si tratta di una somma di modico valore (considerate le condizioni del donante) o se è stato fatto in occasione di particolari ricorrenze.
  • Posso regalare dei soldi a mio figlio Posso regalare dei soldi a mia moglie Posso regalare dei soldi a mio fratello La risposta a questi interrogativi è sì, con un’importante precisazione però: se la somma non è di modico valore (considerate le condizioni del donante) o se il regalo non è stato fatto in occasione di particolari ricorrenze, si è in presenza di una vera e propria donazione che, in quanto tale, soggiace alla relativa disciplina: con la conseguenza che, per essere valida, deve essere fatta con atto pubblico alla presenza di due testimoni
  • Si può donare un immobile ipotecato Si può donare un immobile pignorato Il proprietario di un immobile può donarlo anche se ipotecato o pignorato, soltanto che l’immobile resta sempre gravato dal vincolo derivante dall’ipoteca o dal pignoramento.
  • I beni ricevuti per donazione entrano in comunione I beni ricevuti per donazione non entrano a fare parte della comunione dei beni.
  • I beni ricevuti per donazione fanno parte dell’eredità I beni ricevuti in donazione dal coniuge del donante, nonché dai figli e dai loro discendenti, se risultano lesivi della quota di legittima destinata ai legittimari, sono assoggettati alla c.d. “collazione”, per cui rientrano a fare parte della massa ereditaria.
  • Si può impugnare l’atto di cessione con obbligo di assistenza L’atto di cessione con obbligo di assistenza può essere impugnato, e normalmente ciò avviene soprattutto perché tra il “valore” della cessione e quello dell’assistenza vi è una significativa sproporzione economica. Diverso, invece, è il caso in cui la persona che dovrebbe prestare l’assistenza in realtà non la presta, con la conseguenza che in quest’ultima ipotesi coloro che sono stati pregiudicati dalla cessione (di solito gli eredi) possono chiedere la risoluzione dell’atto di cessione per inadempimento del cessionario.

Contattate i nostri Avvocati presso la sede di Bari del nostro studio legale civile, le caratteristiche principali della cui attività sono riportate in Home e Studio legale.

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Novità giurisprudenziali:

  • 19/09/2016 – Cassazione civile sez. II 19 settembre 2016 n. 18280 La liberalità d’uso prevista dall’art. 770, comma 2, c.c. sussiste quando la elargizione si uniformi, anche sotto il profilo della proporzionalità alle condizioni economiche dell’autore dell’atto, agli usi e costumi propri di una determinata occasione, da vagliarsi anche alla stregua dei rapporti esistenti fra le parti e della loro posizione sociale. Tali liberalità trovano fondamento negli usi invalsi a seguito dell’osservanza di un certo comportamento nel tempo, e dunque di regola in occasione di quelle festività, ricorrenze, occasioni celebrative che inducono comunemente a elargizioni, soprattutto in considerazione dei legami esistenti tra le parti.
  • 19/07/2016 – Cassazione civile sez. II 19 luglio 2016 n. 14747 Al fine di stabilire se l’atto di disposizione patrimoniale compiuto in vita dal de cuius sia lesivo della quota riservata ai legittimari, la donazione con riserva di usufrutto deve essere calcolato come donazione in piena proprietà.
  • 23/05/2016 – Cassazione civile sez. II 23 maggio 2016 n. 10614 La compravendita di un bene ad un prezzo inferiore a quello effettivo non realizza, di per sé, un “negotium mixtum cum donatione”, occorrendo non solo una sproporzione tra le prestazioni di entità significativa, ma anche la consapevolezza, da parte dell’alienante, dell’insufficienza del corrispettivo ricevuto rispetto al valore del bene ceduto, sì da porre in essere un trasferimento volutamente funzionale all’arricchimento della controparte acquirente della differenza tra il valore reale del bene e la minore entità del corrispettivo ricevuto.
  • 19/04/2016 – Cassazione civile sez. II 19 aprile 2016 n. 7710 L’usufrutto successivo “improprio”, che ricorre allorché il costituente trasferisca, per atto “inter vivos” diverso dalla donazione, la nuda proprietà di un immobile, riservando a sé e, per il periodo successivo alla propria morte, ad uno o più terzi, l’usufrutto sul bene, così da farne coincidere la durata con la vita del più longevo degli usufruttuari, è ammissibile e resta sottratto al divieto di cui all’art. 698 c.c., in quanto la fattispecie negoziale costitutiva dei diversi usufrutti si perfeziona con la conclusione del contratto, rappresentando la premorienza del costituente un fatto puramente accidentale e non causale rispetto alla produzione degli effetti.
  • 27/11/2015 – Cassazione civile sez. II 27 novembre 2015 n. 24291 Ai fini della configurazione della violazione del divieto di patti successori, la rinunzia ai diritti spettanti ad un soggetto in qualità di legittimario deve essere espressa in maniera non equivoca. Perciò, non vi è rinunzia se con scrittura privata venga determinato tra gli eredi il conguaglio ritenuto dovuto e riferito al valore di beni trasferiti ai figli dalla madre quando la stessa era ancora in vita e non per il tempo della (futura) successione.
  • 30/06/2015 – Cassazione civile sez. II 30 giugno 2015 n. 13407 In tema di successione necessaria, qualora la lesione della legittima derivi da donazioni, il termine decennale di prescrizione dell’azione di riduzione decorre dalla data di apertura della successione non essendo sufficiente il “relictum” a garantire al legittimario il soddisfacimento della quota di riserva, senza che rilevi, a tal fine, che la riduzione sia domandata, ai sensi dell’art. 557, primo comma, cod. civ., dall’erede del legittimario, a cui non spetta un diritto autonomo rispetto al suo dante causa, sicché, ove al momento dell’apertura della successione del legittimario risulti già maturata la prescrizione dell’azione di riduzione, resta preclusa all’erede la possibilità di domandare utilmente la stessa, non potendo la morte del legittimario comportare la reviviscenza di un diritto che quest’ultimo aveva già perduto.
  • 15/06/2015 – Cassazione civile sez. un. 15 giugno 2015 n. 12307 La parte che contesti l’autenticità del testamento olografo deve proporre domanda di accertamento negativo della provenienza della scrittura, e grava su di essa l’onere della relativa prova, secondo i principi generali dettati in tema di accertamento negativo
  • 11/06/2015 – Cassazione civile sez. II 11 giugno 2015 n. 12158 In tema di delazione dell’eredità, non ha luogo la successione legittima (nella specie, per la somma risultante da un credito su un conto corrente intestato al “de cuius”, non oggetto di legato) agli effetti dell’art. 457, secondo comma, cod. civ., in presenza di disposizione testamentaria a titolo universale, sia pur in forma di istituzione “ex re certa”, tenuto conto della forza espansiva della stessa per i beni ignorati dal testatore o sopravvenuti.
  • 16/04/2015 – Cassazione civile sez. II 16 aprile 2015 n. 7821 In presenza di un contratto di donazione non ancora perfetto, per la mancanza della notificazione al donante dell’atto pubblico di accettazione del donatario, ai sensi dell’art. 782, secondo comma, cod. civ., va riconosciuto in capo allo “accipiens” il solo “animus detinendi” e non lo “animus possidendi”, trattandosi di negozio traslativo non ancora venuto ad esistenza in quanto privo dell’elemento conclusivo di una fattispecie a formazione progressiva.
  • 22/10/2014 – Successione testamentaria, Cass. civ., sez. II, 22/10/2014 n. 22168 In tema di successioni testamentarie, è estranea al fedecommesso “de residuo” l’imposizione dell’obbligo di conservazione dei beni, rimanendo la sostituzione comunque nulla, ai sensi dell’art. 692, quinto comma, cod. civ., in quanto sussiste l’elemento della duplice vocazione in ordine successivo.
  • 22/10/2014 – Cassazione civile sez. II 22 ottobre 2014 n. 22456 La ratio dell’art. 540 c.c. è da rinvenire non tanto nella tutela dell’interesse economico del coniuge superstite di disporre di un alloggio, quanto dell’interesse morale legato alla conservazione dei rapporti affettivi e consuetudinari con la casa familiare, quali la conservazione della memoria del coniuge scomparso, delle relazioni sociali e degli status simbols goduti durante il matrimonio. Ne segue che in caso di separazione personale dei coniugi e di cessazione della convivenza, l’impossibilità di individuare una casa adibita a residenza familiare fa venire meno il presupposto oggettivo richiesto ai fini dell’attribuzione dei diritti di abitazione.
  • 20/10/2014 – Cass. civ., sez. VI, 20/10/2014 n. 22195 In tema di successione a causa di morte, la perdita del diritto di accettare l’eredità ex art. 481 cod. civ. comporta anche la perdita della qualità di chiamato all’eredità per testamento, con la conseguenza che la devoluzione testamentaria diviene inefficace e si apre esclusivamente la successione legittima, ai sensi dell’art. 457 cod. civ., senza che si verifichi la coesistenza tra successione testamentaria e successione legittima.
  • 17/10/2014 – Cassazione civile sez. II 17 ottobre 2014 n. 22078 La produzione o l’indicazione delle scritture di comparazione da parte di colui che intende valersi della scrittura privata disconosciuta costituisce un onere imprescindibile per una corretta proposizione dell’istanza di verificazione; né evidentemente tale onere può essere assolto mediante l’allegazione di tali scritture ad una perizia di parte, tale fase del procedimento attenendo all’ espletamento di una consulenza tecnica d’ufficio che comunque, oltre che eventuale, è in ogni caso successiva alla proposizione dell’istanza di verificazione (nella specie, relativa al disconoscimento di un testamento, la Corte ha confermato la sentenza di merito che, nell’affermare che gli attori nel giudizio di primo grado avevano presentato una perizia di parte concludente per l’autografia della firma sulla copia del testamento olografo allegando le scritture delle quali il perito di parte si era avvalso per la comparazione, aveva correttamente osservato che una cosa è produrre le scritture di comparazione indicandole al giudice ed alle controparti, ed altra cosa è allegarle semplicemente quali documenti ad una perizia di parte).
  • 04/07/2014 – Divisione ereditaria – In genere – Cass. civ., sez. II, 04/07/2014 n. 15396 In tema di divisione di cose comuni, il giudice ha il potere discrezionale di derogare dal criterio, indicato nell’art. 720 c.c., della preferenziale assegnazione al condividente titolare della quota maggiore, purché assolva all’obbligo di fornire adeguata e logica motivazione della diversa valutazione di opportunità adottata, che si risolve in un tipico accertamento di fatto, sottratto come tale al sindacato di legittimità ove adeguatamente motivato.
  • 13/02/2014 – Successione – Rinuncia alla eredità – Forma – Cass. civ., sez. III, 13/02/2014 n. 3346 L’inserzione dell’atto di rinuncia all’eredità nel registro delle successioni costituisce una forma di pubblicità funzionale a rendere la rinuncia opponibile ai terzi e non ai fini della sua validità. Ne consegue che il creditore ereditario, che agisca in giudizio contro l’erede per il pagamento dei debiti del “de cuius”, a fronte della produzione di un atto pubblico di rinunzia all’eredità, ha l’onere di provare, anche solo mediante l’acquisizione di una certificazione della cancelleria del tribunale competente, il mancato inserimento dell’atto “de quo” nel registro delle successioni.
  • 16/05/2013 – SUCCESSIONE TESTAMENTARIA – In genere – Cassazione civile sez. II 16 maggio 2013 n. 11906 In tema di successioni “mortis causa”, allorché l’adempimento dell’onere apposto ad una disposizione testamentaria, consistente nell’obbligo per l’erede di prestare assistenza e cura ad un terzo vita natural durante, sia reso impossibile dal rifiuto di quest’ultimo di usufruire di tali prestazioni, non è configurabile la nullità della disposizione ai sensi dell’art. 647, terzo comma, cod. civ., il quale attiene esclusivamente alle ipotesi di impossibilità originaria di adempimento dell’onere, trovando, invece, l’impossibilità sopravvenuta la propria disciplina nei principi generali relativi alla risoluzione o all’estinzione dell’obbligazione, con conseguente eventuale liberazione dell’onerato a seguito di costituzione in mora del beneficiario.
  • 08/01/2013 – SUCCESSIONE IN GENERE – Accettazione della eredità – prescrizione – Cassazione civile sez. II 08 gennaio 2013 n. 264 In tema di successioni “mortis causa”, è manifestamente infondata la q.l.c., per contrasto con gli art. 3 e 24 cost., dell’art. 480 comma 2 c.c., interpretato nel senso che il termine decennale di prescrizione del diritto di accettare l’eredità decorre unitariamente dal giorno dell’apertura della successione, pure nel caso di successiva scoperta di un testamento del quale non si aveva notizia. Invero, detta disciplina si rivela frutto di una scelta ragionevole del legislatore, in quanto finalizzata, come in tutte le ipotesi di prescrizione, al perseguimento della certezza delle situazioni giuridiche, e quindi ispirata dall’esigenza di cristallizzare in modo definitivo, dopo un certo lasso di tempo, la regolamentazione dei diritti ereditari tra le diverse categorie di successibili, in maniera da accordare specifica tutela a chi abbia accettato, nell’indicato termine di dieci anni, l’eredità devolutagli per legge o per testamento, ed anche a chi, dopo aver accettato nel termine l’eredità legittima, abbia fatto valere un testamento successivamente scoperto, rispetto a colui che, chiamato per testamento e non pure per legge all’eredità, non abbia potuto accettare la stessa nel termine di prescrizione per mancata conoscenza dell’esistenza di tale scheda testamentaria; d’altra parte, prevedendo l’art. 480 c.c. un termine prescrizionale, cui va riconosciuta natura sostanziale e non processuale, esso rimane per sua natura estraneo all’ambito di tutela dell’art. 24 cost., in quanto non volto all’esercizio del diritto di difesa.
  • 08/01/2013 – SUCCESSIONE IN GENERE – Accettazione della eredità – tacita – Cassazione civile sez. II 08 gennaio 2013 n. 263 In tema di successioni mortis causa, costituisce accettazione tacita dell’eredità l’istanza, avanzata dal chiamato, di voltura di una concessione edilizia già richiesta dal de cuius, trattandosi di iniziativa che, non rientrando nell’ambito degli atti conservativi e di gestione dei beni ereditari, consentiti prima dell’accettazione dall’art. 460 c.c., travalica il semplice mantenimento dello stato di fatto esistente al momento dell’apertura della successione, e la cui proposizione dimostra, pertanto, l’avvenuta assunzione della qualità di erede.
  • 31/08/2011 – Successione legittima e necessaria, riduzione, Cass. civ., sez. II, 31/08/2011 n. 17896 L’art. 564 c.c., ai sensi del quale nella successione “ab intestato” il legittimario, che non abbia accettato l’eredità con beneficio di inventario, non può esercitare l’azione di riduzione delle donazioni fatte dal “de cuius” a persone non chiamate come coeredi, manifestamente non contrasta con il principio costituzionale di uguaglianza sotto il profilo della mancata estensione della esclusione dall’onere dell’accettazione beneficiata dell’eredità, prevista a favore del legittimario pretermesso dal testatore, al legittimario il quale sia stato invece diseredato mediante atti di donazione trattandosi di situazioni giuridiche dissimili, talché la disparità di trattamento normativo trova obiettiva giustificazione. L’azione di simulazione relativa proposta dall’erede in ordine ad un atto di disposizione patrimoniale del “de cuius” stipulato con un terzo, che si assume lesivo della quota di legittima ed abbia tutti i requisiti di validità del negozio dissimulato deve ritenersi proposta esclusivamente in funzione dell’azione di riduzione prevista dall’art. 564 c.c., con la conseguenza che l’ammissibilità dell’azione è condizionata dalla preventiva accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario.
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Novità giurisprudenziali: all’interno di ciascuno dei sopra indicati argomenti è riportata una rassegna di relative sentenze.

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