• Matrimonialista Bari

Famiglia, Matrimonio, Separazione, Divorzio

Disconoscimento paternità, dichiarazione giudiziale di paternità e maternità, comunione e separazione dei beni, mantenimento, alimenti, fondo patrimoniale

Le questioni prevalentemente trattate dagli avvocati di famiglia, in generale, attengono a:

  • scelta del regime patrimoniale della famiglia, comunione o separazione dei beni, e relative conseguenze;
  • fondo patrimoniale, nel quale confluiscono determinati beni (per lo più immobili) destinati a fare fronte ai bisogni della famiglia e che, come tali, non sono aggredibili per debiti che il creditore sapeva essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia;
  • separazione consensuale dei coniugi, nella quale, salvo in ogni caso il successivo controllo (omologazione) da parte del Tribunale, sono i coniugi a concordare le condizioni della separazione, le quali, generalmente, riguardano:
    • l’affidamento o il collocamento dei figli minori, con determinazione delle modalità di incontro di questi con il genitore non affidatario o non collocatario;
    • l’assegnazione della casa coniugale;
    • il riconoscimento o meno, a carico di uno dei coniugi, di un assegno di mantenimento in favore dell’altro coniuge e/o dei figli economicamente non autosufficienti;
  • separazione giudiziale dei coniugi, nella quale le condizioni della separazione (v. separazione consensuale) sono stabilite dal Tribunale;
  • cessazione degli effetti civili del matrimonio (celebrato con rito religioso e poi trascritto presso gli uffici di stato civile) e scioglimento del matrimonio (divorzio), consensuale (congiunto) o giudiziale come per la separazione;
  • modifica delle condizioni della separazione, della cessazione degli effetti civili del matrimonio e dello scioglimento del matrimonio: e ciò tanto nell’ipotesi in cui le condizioni siano state concordate dai coniugi e, poi, omologate dal Tribunale, quanto in quella in cui, invece, siano state decise dal Tribunale;
  • pagamento dell’assegno (di mantenimento o divorzile) disposto, a carico di un coniuge ed in favore dell’altro coniuge e/o dei figli economicamente non autosufficienti, in sede di separazione personale o di cessazione degli effetti civili del matrimonio o di scioglimento del matrimonio;
  • pagamento degli alimenti, da parte del coniuge e di parenti e affini, in favore di chi versa in stato di bisogno e non è in grado di provvedere al suo mantenimento;
  • disconoscimento della paternità, al fine di fare dichiarare dall’autorità giudiziaria che una persona non è figlia di colui che si riteneva fosse il padre in quanto nata durante il matrimonio di quest’ultimo con la madre;
  • dichiarazione giudiziale della paternità o della maternità, al fine di fare dichiarare dall’autorità giudiziaria che una persona è figlia di un’altra;
  • protezione contro gli abusi familiari, consistenti nella condotta di un coniuge o di altro componente la famiglia o di altro convivente da cui deriva grave pregiudizio all’integrità fisica o morale ovvero alla libertà dell’altro coniuge o di altri componenti della famiglia o di altro convivente;
  • tutela dei minori, quando entrambi i genitori sono morti o, per altre cause, comunque non possono esercitare la potestà sui figli, per cui si rende necessaria la nomina di un tutore da parte del Tribunale;
  • amministrazione di sostegno, quando un’infermità o una menomazione fisica o psichica determina l’impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi, per cui si rende necessaria la nomina di un amministratore, detto appunto di sostegno, da parte del Tribunale;
  • interdizione, quando un’abituale infermità di mente impedisce di provvedere ai propri interessi, per cui si rende necessaria la nomina di un tutore da parte del Tribunale;
  • inabilitazione, quando l’infermità di mente non è talmente grave da comportare l’interdizione oppure quando, in conseguenza dell’abuso abituale di bevande alcoliche o di stupefacenti ovvero per prodigalità (tendenza a spendere con eccessiva larghezza e in modo avventato), si espone se stessi o la propria famiglia a gravi pregiudizi economici, per cui si rende necessaria la nomina di un curatore da parte del Tribunale.
Nell’ambito del diritto di famiglia, la nostra attività è svolta in sede tanto stragiudiziale quanto giudiziale, sia nei gradi di merito (Tribunale e Corte di Appello) che in Cassazione, in quest’ultimo caso dall’avv. Vittorio Schino, il nostro avvocato cassazionista.
Considerata la complessità e la vastità della materia (tanto che, spesso, gli utenti per le ricerche in rete utilizzano espressioni tipo migliore avvocato matrimonialista o migliore avvocato famigliarista o migliore avvocato divorzista o migliore avvocato per separazione), di seguito sono riportate le risposte ad alcuni dei quesiti più frequentemente posti dai nostri clienti, divise a seconda dell’argomento in “Varie”, “Separazione” e “Divorzio”.

Varie

  • Quando si può chiedere l’interdizione L’interdizione può essere chiesta quando un’abituale infermità di mente impedisce alla persona di provvedere ai propri interessi, per cui si rende necessaria la nomina di un tutore da parte del Tribunale.
  • Quando si può chiedere la nomina di un amministratore di sostegno L’amministrazione di sostegno può essere chiesta quando un’infermità o una menomazione fisica o psichica determina l’impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi, per cui si rende necessaria la nomina di un amministratore, detto appunto di sostegno, da parte del Tribunale.
  • Cosa fare se il padre scopre che il figlio non è suo Il padre può disconoscere il figlio Nel momento in cui il  padre scopre o, comunque, ritiene che il figlio, pure essendo nato in costanza di matrimonio con la madre, in realtà non è suo, può proporre l’azione di disconoscimento giudiziale della paternità.
  • Il figlio può disconoscere il padre Il figlio può disconoscere il padre attraverso l’azione di disconoscimento della paternità.
  • Cosa succede nel caso di disconoscimento della paternità Il disconoscimento della paternità comporta che colui che, sino ad allora, era stato considerato figlio del marito della madre, in quanto nato durante il matrimonio tra questi ultimi due, perde lo status di figlio nei confronti, appunto, del marito della madre e, con ciò, il relativo cognome.
  • Cosa succede nel caso di dichiarazione giudiziale di maternità Cosa succede nel caso di dichiarazione giudiziale di paternità Colui che, al momento della nascita, o anche successivamente, non sia stato riconosciuto come figlio da uno o da entrambi i genitori, acquisisce lo status di figlio della persona nei cui confronti ha proposto l’azione (madre o padre).
  • Il padre può essere condannato al risarcimento danni in favore del figlio Colui che è stato riconosciuto padre per effetto della dichiarazione giudiziale di paternità può essere condannato al risarcimento dei danni in favore del figlio, sia patrimoniali (ad es., per la mancanza del contributo al mantenimento, che può avere determinato anche la perdita della possibilità di studiare), che non patrimoniali (ad es., per la sofferenza patita dal figlio per essere stato privato di beni fondamentali quali la cura, l’affetto e l’amore genitoriale).
  • Quando può essere costituito il fondo patrimoniale Il fondo patrimoniale può essere costituito sempre nel corso del matrimonio.
  • Il fondo patrimoniale può essere pignorato I beni costituenti il fondo patrimoniale sono pignorabili a fronte di debiti contratti per il soddisfacimento dei bisogni della famiglia.
  • Il fondo patrimoniale può essere ipotecato Sui beni costituenti il fondo patrimoniale è possibile iscrivere ipoteca a fronte di debiti contratti per il soddisfacimento dei bisogni della famiglia
  • Il fondo patrimoniale può essere oggetto di revocatoria Il fondo patrimoniale può costituire oggetto della domanda di revocatoria da parte dei creditori di uno o di entrambi i coniugi.
  • Quando si scioglie il fondo patrimoniale Il fondo patrimoniale si estingue per consenso di entrambi i coniugi, annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio.
  • Che differenza c’è tra comunione dei beni e separazione dei beni. Precisato che entrambi gli istituti riguardano esclusivamente il regime patrimoniale della famiglia, la differenza è questa: la comunione dei beni determina la condivisione, da parte dei coniugi, degli aumenti patrimoniali conseguiti da ciascuno di loro in costanza di matrimonio, con le eccezioni comunque previste dalla legge e ferma restando, in ogni caso, l’esclusiva proprietà in capo ad ognuno di loro dei beni di cui erano già titolari prima del matrimonio; la separazione dei beni, invece, fa sì che ciascun coniuge resti esclusivo titolare dei beni acquistati nel corso del matrimonio, esattamente come dei beni acquistati prima del matrimonio. In assenza di diverso accordo al momento del matrimonio, il regime che si applica automaticamente è quello della comunione dei beni.
  • I beni ereditati entrano in comunione I beni ricevuti in eredità non fanno parte della comunione dei beni.
  • I beni ricevuti per donazione entrano in comunione I beni ricevuti per donazione non entrano a fare parte della comunione dei beni.
  • Il regime patrimoniale scelto al momento del matrimonio può essere cambiato In ogni momento i coniugi possono modificare il regime patrimoniale deciso precedentemente.
  • Il preliminare di acquisto di un immobile è valido se firmato da uno solo dei coniugi in comunione Il contratto preliminare di acquisto di un immobile è valido se sottoscritto da uno soltanto dei coniugi in comunione legale.
  • Il preliminare di acquisto di un immobile firmato da uno solo dei coniugi rientra nella comunione Il contratto preliminare di acquisto di un immobile non rientra nella comunione dei beni.

Separazione

  • Quando si può chiedere la separazione La separazione può essere chiesta, da uno o da entrambi i coniugi, quando si verificano fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio ai figli.
  • Durante il giudizio di separazione ci si può riconciliare Nel corso del procedimento di separazione, sia esso consensuale che giudiziale, i coniugi possono riconciliarsi e la riconciliazione comporta l’abbandono del procedimento in corso.
  • Dopo la separazione ci si può riconciliare Dopo la separazione ci si può riconciliare.
  • Che differenza c’è tra separazione e divorzio La separazione rappresenta una situazione per così dire transitoria, nel corso della quale il matrimonio resta comunque in piedi e i coniugi conservano le rispettive qualità di marito e moglie, anche se vengono meno alcuni doveri reciproci, quali, ad esempio, quello di coabitazione o quello della fedeltà; proprio perché temporanea, la separazione può anche regredire, nel senso che i coniugi possono riconciliarsi e, quindi, in capo a loro tornano quegli obblighi che erano venuti meno. Il divorzio, espressione questa spesso utilizzata (anche se impropriamente) come equivalente di cessazione degli effetti civili del matrimonio, determina invece la fine vera e propria del matrimonio, per cui i coniugi cessano di essere tali.
  • Che differenza c’è tra separazione consensuale e separazione giudiziale Con la separazione consensuale i coniugi, prima di rivolgersi al Tribunale, concordano le condizioni della separazione, anche se resta fermo il controllo del Tribunale (omologazione) sulla, per così dire, correttezza di tali condizioni. La separazione giudiziale, invece, rappresenta una vera e propria causa, all’esito della quale è il Tribunale a decidere le condizioni della separazione.
  • La separazione giudiziale si può trasformare in consensuale In qualunque momento, quindi anche proprio nel corso del procedimento giudiziario, la separazione giudiziale può essere trasformata in consensuale.
  • La separazione consensuale può trasformarsi in giudiziale Nel momento in cui è stata omologata la separazione consensuale produce i suoi effetti secondo gli accordi che i coniugi hanno preso, per cui non può più essere trasformata in giudiziale, salvo chiedere la modifica delle condizioni concordate, che determina l’apertura di un nuovo e diverso procedimento rispetto a quello di separazione. Diverso, invece, è il caso in cui prima dell’omologazione (normalmente, prima dell’udienza presidenziale) uno dei coniugi o entrambi cambino idea rispetto agli accordi raggiunti, per cui a quel punto la separazione (che ovviamente, in assenza dell’omologazione, non è ancora intervenuta) da consensuale si trasforma in giudiziale.
  • Quando si può chiedere la separazione con addebito L’addebito della separazione (spesso si parla anche di colpa) può essere chiesto da un coniuge nei confronti dell’altro quando quest’ultimo abbia violato gli obblighi di fedeltà, assistenza morale e materiale, collaborazione nell’interesse della famiglia e coabitazione, sempre che, però, tale violazione sia la causa, e non soltanto l’effetto, della sopravvenuta intollerabilità della convivenza.
  • Quali sono le conseguenze dell’addebito della separazione Il coniuge al quale è addebitata la separazione perde il diritto al mantenimento, i diritti successori conseguenti allo stato coniugale, il diritto alla pensione di reversibilità e alle altre indennità e prestazioni previdenziali riconosciute al coniuge defunto.
  • Cosa posso fare se mia moglie non vuole separarsi Cosa posso fare se mio marito non vuole separarsi In mancanza di accordo sulla decisione di separarsi, il coniuge che voglia comunque farlo deve procedere con la separazione giudiziale.
  • Posso abbandonare il tetto coniugale Posso lasciare la casa coniugale prima della separazione Di fronte ad una crisi coniugale ed in presenza di gravi giustificati motivi che rendono insostenibile la prosecuzione della convivenza, si può lasciare la casa coniugale, avendo comunque cura di comunicare all’altro coniuge dove si va ad abitare.
  • Le condizioni della separazione possono essere modificate Sì, ma soltanto per fatti sopravvenuti rispetto all’omologazione della separazione consensuale o alla decisione sulla separazione giudiziale.
  • Che differenza c’è tra alimenti e mantenimento Gli alimenti sono un contributo economico dovuto in favore dei famigliari più stretti (non c’entra, dunque, il matrimonio) che versino in uno stato di bisogno e che, quindi, non siano in grado di provvedere al proprio sostentamento. Il mantenimento, invece, rappresenta il contributo economico che un coniuge deve all’altro o ai figli in conseguenza della separazione personale.
  • Come si quantifica l’assegno di mantenimento Precisato che queste sono tra le questioni rispetto alle quali la giurisprudenza ha elaborato nel corso del tempo criteri diversi di quantificazione, va detto che allo stato attuale può affermarsi che sia per l’assegno di mantenimento che per quello di divorzio occorre tenere conto del  ruolo e del contributo fornito, rispettivamente, dal coniuge o dall’ex coniuge economicamente più debole alla formazione del patrimonio della famiglia e del patrimonio personale dei coniugi o ex coniugi, per cui in entrambi casi, prescindendosi dal tenore di vita avuto durante il matrimonio, l’assegno deve assolvere ad una funzione tanto assistenziale quanto compensativa. Va da sé che tali principi generali devono essere calati nella realtà di ciascuna singola fattispecie, al fine così di pervenire alla quantificazione corretta.
  • Quando si può chiedere di ridurre l’assegno di mantenimento L’assegno di mantenimento può essere ridotto e, in generale, modificato quando, successivamente alla sua determinazione, si verificano variazioni nelle condizioni economiche dei coniugi.
  • Fino a quando è dovuto l’assegno di mantenimento in favore dei figli L’obbligo del genitore onerato dell’assegno di mantenimento in favore dei figli permane, indipendentemente dal raggiungimento della maggiore età, fino a quando essi non raggiungono un’autosufficienza economica tale da consentirgli di provvedere da soli alle proprie esigenze di vita.
  • Fino a quando è dovuto l’assegno di mantenimento in favore della moglie Il coniuge perde il diritto all’assegno di mantenimento nel caso di addebito della separazione, di mutamento in positivo delle sue condizioni economiche, di costituzione di un nuovo nucleo familiare, di morte del coniuge obbligato al versamento dell’assegno.
  • Quando l’assegno di mantenimento può essere pagato direttamente al figlio maggiorenne L’assegno di mantenimento può essere pagato direttamente al figlio maggiorenne soltanto a fronte di una espressa richiesta da parte di quest’ultimo.
  • Si può chiedere la restituzione dei regali fatti alla ex Si può chiedere la restituzione dei regali fatti alla moglie Si può chiedere la restituzione dei regali fatti al marito Si può chiedere la restituzione dei regali fatti alla compagna Si può chiedere la restituzione dei regali fatti al compagno Il regalo è una donazione e, in quanto tale, soggiace alla relativa disciplina: con la conseguenza che, per essere valido, deve essere fatto con atto pubblico alla presenza di due testimoni. Senonché, il regalo alla moglie o al marito o alla compagna o al compagno certamente non viene effettuato in questa maniera. In tali diversi casi, allora, il regalo può comunque considerarsi valido soltanto se si tratta di un bene di modico valore (tenuto conto delle condizioni economiche del donante) o se è stato fatto in occasione di particolari ricorrenze. Al di fuori di questi ipotesi, invece, si può chiedere la restituzione dei regali fatti alla moglie o a marito.
  • In caso di separazione con figli a chi spetta la casa coniugale La casa coniugale viene normalmente assegnata al coniuge con il quale i figli minori o comunque economicamente non autosufficienti vengono affidati o presso il quale vengono collocati.
  • In caso di separazione con figli a chi spetta la casa coniugale di proprietà di uno dei coniugi Anche nel caso in cui la casa coniugale sia di proprietà esclusiva di uno soltanto dei coniugi la stessa viene normalmente assegnata al coniuge con il quale i figli minori o comunque economicamente non autosufficienti vengono affidati o presso il quale vengono collocati.
  • In caso di separazione senza figli a chi spetta la casa coniugale di proprietà di uno dei coniugi Non essendoci in questo caso figli da “tutelare”, la casa viene assegnata al coniuge che ne è proprietario.
  • In caso di separazione a chi spettano i figli minorenni Il principio generale è quello dell’affidamento condiviso dei figli minori ad entrambi i coniugi, con collocamento presso uno di loro e diritto dell’altro coniuge, comunque, di incontrarli. Esclusivamente nell’ipotesi in cui l’affidamento condiviso sia ritenuto pregiudizievole nell’interesse del minore, il Giudice può disporre l’affidamento esclusivo a uno dei genitori.
  • Quando il padre separato può incontrare i figli Nel caso della separazione consensuale il padre può incontrare i figli nei giorni e secondo le modalità concordate dai coniugi. Nell’ipotesi della separazione giudiziale, invece, il padre può incontrarli nei giorni e secondo le modalità stabilite dal Tribunale.
  • Cosa fare se il padre separato non incontra i figli nei giorni prestabiliti Cosa fare se il padre non tiene con sé i figli nei periodi prestabiliti Le circostanze di non incontrare i figli nei giorni definiti o di non tenerli con sé nei periodi stabiliti (si pensi, ad es., durante l’estate) possono configurare gravi inadempienze o comportamenti che comunque arrecano pregiudizio al minore ovvero ostacolano il corretto svolgimento delle modalità dell’affidamento. Ebbene, a fronte di ciò, il Giudice può modificare i provvedimenti in vigore e, se del caso, ammonire il coniuge inadempiente, condannarlo al risarcimento danni nei confronti del minore o dell’altro coniuge, condannarlo al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria.
  • Cosa fare se la madre impedisce al padre di incontrare i figli Cosa fare se la madre limita il diritto del padre di tenere con sé i figli I comportamenti della madre che impediscono al padre di incontrare i figli nei giorni prestabiliti ovvero di tenerli con sé nei periodi determinati (si pensi, ad es., durante l’estate) possono configurare gravi inadempienze o comportamenti che comunque arrecano pregiudizio al minore ovvero ostacolano il corretto svolgimento delle modalità dell’affidamento. In presenza di tali comportamenti, allora, il Giudice può modificare i provvedimenti in vigore e, se del caso, ammonire la madre, condannarla al risarcimento danni nei confronti del minore o del marito, condannarla al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria.
  • Il figlio maggiorenne può decidere con quale genitore vivere Il figlio maggiorenne può decidere con quale genitore vivere al di là degli accordi, eventualmente diversi, presi da questi ultimi e, ovviamente, può anche decidere di vivere per proprio conto.
  • Il figlio minorenne può decidere con quale genitore vivere Il figlio minorenne non può decidere con quale genitore vivere, ma, a partire dai 12 in poi e anche prima ove capace di discernimento, ha il diritto di essere ascoltato dal Giudice.
  • Nella separazione si possono cedere gli immobili In sede di separazione consensuale è consentito che un coniuge trasferisca la proprietà o altri diritti in favore dell’altro coniuge, ritenendosi che anche questo aspetto possa essere funzionale alle definizione dei loro rapporti, anche se spesso questi accordi vengono interpretati più che altro come impegni a trasferire. Può anche capitare che i trasferimenti siano concordati in favore dei figli.
  • In caso di separazione consensuale con cessione di beni i creditori possono fare la revocatoria I trasferimenti di beni effettuati tra i coniugi in occasione della separazione possono costituire oggetto di azione revocatoria da parte dei creditori del coniuge cedente.
  • In caso di separazione a chi spettano gli assegni familiari Gli assegni familiari percepiti per i figli spettano al coniuge al quale i figli sono affidati o presso il quale sono collocati.
  • Il coniuge separato ha diritto alla pensione di reversibilità Il coniuge separato ha diritto alla pensione di reversibilità del coniuge defunto.
  • Il coniuge separato ha diritto all’eredità Il coniuge separato è erede Considerato che con la separazione lo stato coniugale comunque permane, il coniuge separato conserva i diritti ereditari e, quindi, concorre all’eredità del coniuge defunto, a condizione però che non gli sia stata addebitata la responsabilità della separazione.
  • Il coniuge separato ha diritto al tfr dell’altro coniuge No, il coniuge separato non ha alcun diritto a percepire una quota del trattamento di fine rapporto maturato dall’altro coniuge.
  • In caso di separazione chi paga il mutuo In caso di divorzio chi paga il mutuo La separazione e il divorzio non incidono sul coniuge tenuto al pagamento del mutuo per la casa coniugale, nel senso che continuerà ad essere obbligato al relativo pagamento quello tra loro che già lo era durante il matrimonio: con la conseguenza che, se lo erano entrambi i coniugi, continueranno ad esserlo, appunto, entrambi.
  • In caso di separazione chi paga le spese condominiali Salvo che non sia stato diversamente concordato in sede di separazione consensuale, le spese condominiali ordinarie restano a carico del coniuge al quale è assegnata la casa coniugale, mentre quelle straordinarie sono a carico del coniuge proprietario.
  • Nella separazione consensuale si può essere difesi da un solo avvocato Nella separazione consensuale i coniugi possono essere difesi anche dallo stesso unico avvocato.
  • Nella separazione quali sono le spese straordinarie Per spese straordinarie devono intendersi gli esborsi necessari a fare fronte ad eventi imprevedibili o addirittura eccezionali, ad esigenze non rientranti nelle normali consuetudini di vita dei figli o comunque non ricorrenti, non determinabili a priori. Ormai, comunque, presso la maggior parte dei Tribunali sono applicati dei “Protocolli” che, nei limiti del possibile, predeterminano le spese straordinarie.
  • Durante la separazione si può convivere con un’altra persona Una volta celebrata l’udienza presidenziale, i coniugi possono iniziare la convivenza con un’altra persona, fermi restando, in ogni caso, gli obblighi assistenziali che permangono in capo a ciascuno coniuge nei confronti dell’altro.
  • Il tradimento è causa di addebito della separazione Affinché l’adulterio possa essere considerato motivo di addebito della responsabilità della separazione è necessario che esso rappresenti la causa della crisi coniugale e non l’effetto di una crisi, in realtà, già in atto.
  • Il coniuge tradito ha diritto al risarcimento dei danni L’adulterio può legittimare la richiesta di risarcimento danni patrimoniali e non patrimoniali (c.d. danni endofamiliari), sempre che alla violazione del dovere coniugale della fedeltà sia seguito un danno ingiusto e che tra la violazione ed il danno vi sia un nesso causale.
  • La moglie che ha subito violenza può avere il risarcimento dei danni La violenza fisica o quella psicologica legittimano la richiesta della moglie di ottenere dal marito (la cosa, ovviamente, vale anche al contrario) il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali patiti (c.d. danni endofamiliari).
  • Il padre che si disinteressa del figlio può essere condannato al risarcimento dei danni Il padre che abbia trascurato o si sia disinteressato del figlio può essere condannato al risarcimento dei danni in favore del figlio stesso (c.d. danni endofamiliari), sia patrimoniali (ad es., per la mancanza del contributo al mantenimento, che può avere determinato anche la perdita della possibilità di studiare), che non patrimoniali (ad es., per la sofferenza patita dal figlio per essere stato privato di beni fondamentali quali la cura, l’affetto e l’amore genitoriale).
  • Il coniuge separato perde l’assegno di mantenimento in caso di convivenza Nel caso di convivenza more uxorio il coniuge separato perde l’assegno di mantenimento in suo favore.
  • Cosa succede se il coniuge separato perde il lavoro Il coniuge separato onerato del pagamento dell’assegno di mantenimento nel caso in cui perda il lavoro non per questo è automaticamente liberato da tale onere, ma a tale fine deve necessariamente chiedere al Tribunale la revisione dell’obbligo a suo carico.
  • Il marito nullatenente deve pagare il mantenimento ai figli Il coniuge nullatenente non collocatario dei figli è comunque tenuto al mantenimento dei figli stessi.
  • Posso chiedere come sono spesi i soldi del mantenimento Posso chiedere il rendiconto dell’assegno di mantenimento Il coniuge onerato del pagamento dell’assegno di mantenimento in favore dei figli non ha il diritto di sapere come sono spesi quei soldi: in pratica, non può pretendere il  rendiconto dell’utilizzo dell’assegno di mantenimento.

Divorzio

  • Che differenza c’è tra separazione e divorzio La separazione rappresenta una situazione per così dire transitoria, nel corso della quale il matrimonio resta comunque in piedi e i coniugi conservano le rispettive qualità di marito e moglie, anche se vengono meno alcuni doveri reciproci, quali, ad esempio, quello di coabitazione o quello della fedeltà; proprio perché temporanea, la separazione può anche regredire, nel senso che i coniugi possono riconciliarsi e, quindi, in capo a loro tornano quegli obblighi che erano venuti meno. Il divorzio, espressione questa spesso utilizzata (anche se impropriamente) come equivalente di cessazione degli effetti civili del matrimonio, determina invece la fine vera e propria del matrimonio, per cui i coniugi cessano di essere tali.
  • Quando si può chiedere il divorzio Il divorzio (e lo stesso dicasi anche per la cessazione degli effetti civili del matrimonio) può essere chiesto quando la comunione spirituale e materiale tra i coniugi non può essere mantenuta o ricostituita.
  • Quando si può chiedere il divorzio breve Il divorzio breve può essere chiesto sei mesi dopo la separazione consensuale e un anno dopo la separazione giudiziale.
  • Si può fare il divorzio consensuale Sì, anche se la dicitura corretta è divorzio “congiunto”, e si fa quando la domanda è proposta, appunto congiuntamente, da entrambi i coniugi, con l’indicazione delle condizioni inerenti alla prole e ai rapporti economici.
  • Che differenza c’è tra divorzio consensuale e divorzio giudiziale Con il divorzio congiunto (è questa la dicitura corretta, non consensuale) i coniugi, prima di rivolgersi al Tribunale, concordano le condizioni del divorzio, anche se resta fermo il controllo del Tribunale sulla, per così dire, correttezza di tali condizioni. Il divorzio giudiziale, invece, rappresenta una vera e propria causa, all’esito della quale è il Tribunale a decidere le condizioni del divorzio.
  • Nel divorzio si possono cedere gli immobili Nel divorzio congiunto è consentito che un coniuge trasferisca la proprietà o altri diritti in favore dell’altro coniuge, ritenendosi che anche questo aspetto possa essere funzionale alle definizione dei loro rapporti, anche se spesso questi accordi vengono interpretati più che altro come impegni a trasferire. Può anche capitare che i trasferimenti siano concordati in favore dei figli.
  • I creditori possono fare la revocatoria dei beni ceduti con il divorzio consensuale I trasferimenti di beni effettuati tra i coniugi in occasione del divorzio congiunto possono costituire oggetto di azione revocatoria da parte dei creditori del coniuge cedente.
  • Il coniuge divorziato ha diritto alla pensione di reversibilità Il coniuge divorziato ha diritto alla pensione di reversibilità dell’ex coniuge defunto, sempre che percepisca l’assegno di divorzio, non abbia contratto un nuovo matrimonio e il rapporto di lavoro da cui trae origine il trattamento pensionistico sia anteriore alla sentenza di divorzio.
  • Cosa posso fare se mia moglie non vuole divorziare Cosa posso fare se mio marito non vuole divorziare Non potendo in questi casi procedere con il divorzio congiunto, al coniuge che voglia comunque divorziare (lo stesso vale anche nel caso di cessazione degli effetti civili del matrimonio) non resta che la via giudiziale.
  • Come si quantifica l’assegno di divorzio Precisato che queste sono tra le questioni rispetto alle quali la giurisprudenza ha elaborato nel corso del tempo criteri diversi di quantificazione, va detto che allo stato attuale può affermarsi che sia per l’assegno di mantenimento che per quello di divorzio occorre tenere conto del  ruolo e del contributo fornito, rispettivamente, dal coniuge o dall’ex coniuge economicamente più debole alla formazione del patrimonio della famiglia e del patrimonio personale dei coniugi o ex coniugi, per cui in entrambi casi, prescindendosi dal tenore di vita avuto durante il matrimonio, l’assegno deve assolvere ad una funzione tanto assistenziale quanto compensativa. Va da sé che tali principi generali devono essere calati nella realtà di ciascuna singola fattispecie, al fine così di pervenire alla quantificazione corretta.
  • Si può chiedere la restituzione dei regali fatti alla ex moglie Si può chiedere la restituzione dei regali fatti all’ex marito Il regalo è una donazione e, in quanto tale, soggiace alla relativa disciplina: con la conseguenza che, per essere valido, deve essere fatto con atto pubblico alla presenza di due testimoni. Senonché, il regalo alla moglie o al marito certamente non viene effettuato in questa maniera. In tali diversi casi, allora, il regalo può comunque considerarsi valido soltanto se si tratta di un bene di modico valore (tenuto conto delle condizioni economiche del donante) o se è stato fatto in occasione di particolari ricorrenze. Al di fuori di questi ipotesi, invece, si può chiedere la restituzione dei regali fatti alla ex moglie o all’ex marito.
  • Il coniuge divorziato ha diritto all’eredità Il coniuge divorziato è erede Atteso che con il divorzio il vincolo matrimoniale viene definitivamente sciolto, l’ex coniuge superstite perde i diritti ereditari rispetto all’ex coniuge defunto.
  • Il coniuge divorziato ha diritto al tfr dell’altro coniuge Il coniuge divorziato, se non passato a nuove nozze e in quanto sia titolare di assegno divorzile, ha diritto ad una percentuale dell’indennità di fine rapporto percepita dall’altro coniuge all’atto della cessazione del rapporto di lavoro anche se l’indennità viene a maturare dopo la sentenza di divorzio.
  • Nel divorzio congiunto si può essere difesi da un solo avvocato Nel divorzio congiunto i coniugi possono essere difesi anche dallo stesso unico avvocato.

Contattateci presso la sede di Bari del nostro studio legale, le caratteristiche generali della cui attività sono riportate in Home e Studio legale.

     Logo Studio Schino

Novità giurisprudenziali:

  • 12/07/2016 – Cassazione civile sez. VI 12 luglio 2016 n. 14175. In materia di separazione personale dei coniugi, la formazione di una nuova famiglia e la nascita di figli dal nuovo partner, pur non determinando automaticamente una riduzione degli oneri di mantenimento dei figli nati dalla precedente unione, deve essere valutata dal giudice come circostanza sopravvenuta che può portare alla modifica delle condizioni originariamente stabilite in quanto comporta il sorgere di nuovi obblighi di carattere economico.
  • 30/06/2016 – Cassazione civile sez. I 30 giugno 2016 n. 13435. In tema di adozione, il prioritario diritto fondamentale del figlio di vivere, nei limiti del possibile, con i suoi genitori e di essere allevato nell’ambito della propria famiglia, sancito dall’art. 1 della l. n. 184 del 1983, impone particolare rigore nella valutazione dello stato di adottabilità, ai fini del perseguimento del suo superiore interesse, potendo quel diritto essere limitato solo ove si configuri un endemico e radicale stato di abbandono – la cui dichiarazione va reputata, alla stregua della giurisprudenza costituzionale, della Corte europea dei diritti dell’uomo e della Corte di giustizia, come “extrema ratio” – a causa dell’irreversibile incapacità dei genitori di allevarlo e curarlo per loro totale inadeguatezza. (Nella specie, la S.C., disposta la revocazione di una sua precedente decisione e procedendo al giudizio rescissorio, ha cassato la sentenza di merito che aveva desunto l’inadeguatezza dei genitori da un singolo episodio di abbandono della figlia minore nell’auto parcheggiata sotto casa, benché fosse stata successivamente esclusa qualsivoglia situazione di pericolo derivata da tale situazione, nonché da un riferimento, affatto generico, all’avanzata età di questi ultimi). (Revocazione cassa con rinvio, Corte Cass., 08/11/2013).
  • 14/06/2016 – Cassazione civile sez. VI 14 giugno 2016 n. 12218. Il coniuge obbligato non è esonerato nei confronti dell’altro coniuge, ove questi riceva forme di aiuto dalla famiglia di origine, specie quando tale aiuto si sia reso necessario dalla esiguità del reddito del beneficiario.
  • 14/06/2016 – Cassazione civile sez. I 14 giugno 2016 n. 12259. Il diritto del minore ad essere educato nella propria famiglia di origine incontra i suoi limiti là dove questa non sia in grado di prestare, in via non transitoria, le cure necessarie, né di assicurare l’obbligo di mantenere, educare ed istruire la prole, con conseguente configurabilità dello stato di abbandono, il quale non viene meno per il solo fatto che al minore siano prestate le cure materiali essenziali da parte di genitori o di taluno dei parenti entro il quarto grado.
  • 11/09/2015 – Cassazione civile sez. I 11 settembre 2015 n. 17971. In tema di convivenze more uxorio in presenza di figli minori nati dai due conviventi, l’immobile adibito a casa familiare è assegnato al genitore collocatario dei predetti minori, anche se quest’ultimo non è proprietario dell’immobile o conduttore in virtù di rapporto di locazione o comunque autonomo titolare di una posizione giuridica qualificata rispetto all’immobile. Egli, peraltro, in virtù dell’affectio che costituisce il nucleo costituzionalmente protetto della relazione di convivenza è comunque detentore qualificato dell’immobile ed esercita il diritto di godimento su di esso in posizione del tutto assimilabile al comodatario, anche nell’ipotesi in cui proprietario esclusivo sia l’altro convivente.
  • 19/08/2015 – Cassazione civile sez. I 19 agosto 2015 n. 16909 L’accordo mediante il quale i coniugi pongono consensualmente termine alla convivenza può racchiudere ulteriori pattuizioni, distinte da quelle che integrano il suo contenuto tipico e che ad esso non sono immediatamente riferibili: si tratta di quegli accordi che sono ricollegati in via soltanto estrinseca con il patto principale, relativi a negozi i quali, pur trovando la, loro occasione nella separazione consensuale, non hanno causa in essa, risultando semplicemente assunti “in occasione” della separazione medesima, senza dipendere dai diritti e dagli obblighi che derivano dal perdurante matrimonio, ma costituendo espressione di libera autonomia contrattuale al fine di regolare in modo tendenzialmente completo tutti i pregressi rapporti, e che sono del tutti leciti, secondo le ordinarie regole civilistiche negoziali e purché non ledano diritti inderogabili. In particolare, l’accordo mediante il quale i coniugi, nel quadro della complessiva regolamentazione dei loro rapporti in sede di separazione consensuale, stabiliscano la vendita a terzi del bene immobile (e, segnatamente, come nella specie, di quello che costituisce la casa familiare) e l’attribuzione del ricavato pro parte a ciascun coniuge, in proporzione del denaro che abbia investito nel bene stesso, dà vita ad un contratto atipico, il quale, volto a realizzare interessi meritevoli di tutela secondo l’ordinamento giuridico ai sensi dell’art. 1322 c.c., è caratterizzato da una propria causa, rispondendo ad un originario spirito di sistemazione, in occasione dell’evento di separazione consensuale, dei rapporti patrimoniali a pure maturati nel corso della convivenza matrimoniale.
  • 09/06/2015 – Cassazione civile sez. I 09 giugno 2015 n. 11870 L’accertamento del diritto all’assegno divorzile si articola in due fasi, nella prima delle quali il giudice verifica l’esistenza del diritto in astratto, in relazione all’inadeguatezza dei mezzi del coniuge richiedente, raffrontati ad un tenore di vita analogo a quello avuto in costanza di matrimonio e che sarebbe presumibilmente proseguito in caso di continuazione dello stesso o quale poteva legittimamente e ragionevolmente configurarsi sulla base di aspettative maturate nel corso del rapporto, mentre nella seconda procede alla determinazione in concreto dell’ammontare dell’assegno, che va compiuta tenendo conto delle condizioni dei coniugi, delle ragioni della decisione e del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare e alla formazione del patrimonio di ognuno e di quello comune, nonché del reddito di entrambi, valutandosi tali elementi anche in rapporto alla durata del matrimonio. Nell’ambito di questo duplice accertamento assumono rilievo, sotto il profilo dell’onere probatorio, le risorse reddituali e patrimoniali di ciascuno dei coniugi, quelle effettivamente destinate al soddisfacimento dei bisogni personali e familiari, nonché le rispettive potenzialità economiche. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che ha negato il diritto all’assegno alla richiedente, non avendo questa fornito alcuna prova dell’oggettiva impossibilità di procurarsi mezzi adeguati per conseguire un tenore di vita analogo a quello mantenuto in costanza di matrimonio) (Rigetta, App. Bari, 12/07/2010).
  • 27/05/2015 – Cassazione civile sez. I 27 maggio 2015 n. 10942 Non possono essere rimborsate le spese fatte da un coniuge sull’abitazione di proprietà esclusiva dell’altro, anche quando incrementano il valore del bene, se avvenute in adempimento dell’obbligo di contribuzione di cui all’art. 143 c.c.
  • 24/02/2015 – Famiglia, fondo patrimoniale, Cass. civ., sez. VI, 24/02/2015 n. 3738 Il criterio identificativo dei crediti che possono essere realizzati esecutivamente sui beni conferiti nel fondo patrimoniale va ricercato non già nella natura delle obbligazioni, ma nella relazione esistente tra il fatto generatore di esse e i bisogni della famiglia; è quindi erronea la decisione della sentenza di merito secondo cui, trattandosi di credito di natura tributaria, si ritiene che trattasi, per ciò stesso, di credito di natura extrafamiliare. Va invece accertato in fatto, se il debito in questione si possa dire contratto per soddisfare i bisogni della famiglia; con la precisazione che, se è vero che tale finalità non si può dire sussistente per il solo fatto che il debito sia sorto nell’esercizio dell’impresa, è vero altresì che tale circostanza non è nemmeno idonea a escludere in via di principio che il debito si possa dire contratto, appunto, per soddisfare questi bisogni. In quest’ottica non potranno essere sottratti all’azione esecutiva dei creditori i beni costituiti per bisogni ritenuti tali dai coniugi in ragione del tenore di vita familiare, così da ricomprendere anche i debiti derivanti dall’attività professionale o di impresa di uno dei coniugi qualora il fatto generatore dell’obbligazione sia stato il soddisfacimento di tali bisogni.
  • 23/02/2015 – famiglia, fondo patrimoniale, Cass. civ., sez. VI, 23/02/2015 n. 3568 La costituzione del fondo patrimoniale per fronteggiare i bisogni della famiglia, anche qualora effettuata da entrambi i coniugi, non integra, di per sé, adempimento di un dovere giuridico, non essendo obbligatoria per legge, ma configura un atto a titolo gratuito, non trovando contropartita in un’attribuzione in favore dei disponenti, suscettibile, pertanto, di revocatoria, a norma dell’art. 64 r.d. n. 267 del 1942, salvo che si dimostri l’esistenza, in concreto, di una situazione tale da integrare, nella sua oggettività, gli estremi del dovere morale ed il proposito del “solvens” di adempiere unicamente a quel dovere mediante l’atto in questione.
  • 20/01/2015 – famiglia, adozione, Cass. civ., sez. I, 20/01/2015 n. 881 In tema di adottabilità del minore, occorre contemperare il principio secondo cui il minore ha diritto di rimanere nella propria famiglia di origine, con conseguente ricorso allo stato di adottabilità come soluzione estrema, quando ogni altro rimedio appare ormai inadeguato, con l’esigenza dell’acquisto o di un recupero della capacità genitoriale in tempi compatibili con l’esigenza del minore di uno stabile contesto familiare.
  • 21/11/2014 – famiglia, rapporti patrimoniali tra i coniugi, Cass. civ., sez. I, 21/11/2014 n. 24867 L’art. 228 della legge 19 maggio 1975, n. 151, di riforma del diritto di famiglia, nel prevedere che, a partire dal 15 gennaio 1978, rimanessero esclusi dall’applicazione del regime legale della comunione i beni dei coniugi già uniti in matrimonio soltanto qualora uno di essi avesse effettuato, entro due anni dall’entrata in vigore della legge, una specifica dichiarazione negoziale di volontà contraria all’applicazione del regime legale (ricevuta da notaio o dall’ufficiale dello stato civile) ha voluto determinare un passaggio temporalmente netto al nuovo regime legale, sicché la proposizione della domanda di cessazione degli effetti civili del matrimonio da parte di uno dei coniugi, che sia stata successivamente abbandonata, non può ritenersi equipollente alla formalità prescritta dalla legge poiché non dimostra una inequivoca scelta in senso contrario e, dunque, non osta all’applicazione del nuovo regime della comunione legale dei beni.
  • 31/10/2014 – Famiglia, fondo patrimoniale, Cass. civ., sez. III, 31/10/2014 n. 23163 In tema di fondo patrimoniale, tra i debiti contratti per i bisogni della famiglia, per i quali può avere luogo l’esecuzione forzata ai sensi dell’art. 170 c.c., vanno compresi quelli riguardanti i beni costituiti in fondo patrimoniale, per definizione destinati essi stessi al soddisfacimento delle esigenze familiari; in particolare, vanno compresi i debiti per oneri condominiali e per spese processuali sopportate dal condominio per riscuotere gli oneri condominiali relativi a un immobile facente parte del fondo patrimoniale.
  • 11/07/2014 – Rapporti patrimoniali tra coniugi – Fondo patrimoniale – Esecuzione – Cass. civ., sez. III, 11/07/2014 n. 15886 In tema di esecuzione sui beni del fondo patrimoniale e sui frutti di essi, il disposto dell’art. 170 c.c., per il quale detta esecuzione non può aver luogo per debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia, va inteso non in senso restrittivo, vale a dire con riferimento alla necessità di soddisfare l’indispensabile per l’esistenza della famiglia, bensì nel senso di ricomprendere in tali bisogni anche quelle esigenze volte al pieno mantenimento ed all’armonico sviluppo della famiglia, nonché al potenziamento della sua capacità lavorativa, restando escluse solo le esigenze voluttuarie o caratterizzate da intenti meramente speculativi.
  • 10/06/2014 – Filiazione – Inseminazione artificiale o fecondazione assistita – Corte cost. 10/06/2014 n. 162 Alla luce del dichiarato scopo della legge n. 40 del 2004 ‘di favorire la soluzione dei problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità o dalla infertilità umanà (art. 1, comma 1), la preclusione assoluta di accesso alla PMA di tipo eterologo introduce un evidente elemento di irrazionalità, poiché la negazione assoluta del diritto a realizzare la genitorialità, alla formazione della famiglia con figli, con incidenza sul diritto alla salute, è stabilita in danno delle coppie affette dalle patologie più gravi, in contrasto con la ratio legis. Deve essere quindi dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’art. 4, comma 3, della legge n. 40 del 2004, nella parte in cui stabilisce il divieto del ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo, qualora sia stata diagnosticata una patologia che sia causa di sterilità o infertilità assolute ed irreversibili, nonché dell’art. 9, commi 1 e 3, limitatamente alle parole ‘in violazione del divieto di cui all’articolo 4, comma 3’, e dell’art. 12, comma 1, di detta legge.
  • 26/05/2014 – Adozione – Condizioni di adottabilità – Cass. civ., sez. I, 26/05/2014, n. 11758 L’adozione di minori ha come fine primario quello di procurare una famiglia ai minori che ne siano privi o che non ne abbiano una idonea, ma rappresenta un’extrema ratio, giacché l’obiettivo primario della legge n. 183/1984 è quello di garantire il diritto del minore di crescere ed essere educato nell’ambito della propria famiglia di origine. Tale principio impone particolare rigore nella valutazione dello stato di adottabilità, che non può fondarsi di per sé su anomalie non gravi del carattere e della personalità dei genitori, comprese eventuali condizioni patologiche di natura mentale che non compromettano comunque la capacità di allevare ed educar i figli senza danni irreversibili per il relativo sviluppo ed equilibrio psichico.
  • 22/01/2014 – MATRIMONIO – Famiglia di fatto (convivenza tra persone non sposate) –
    Cassazione civile sez. I 22 gennaio 2014 n. 1277 
    In tema di regolazione dei rapporti patrimoniali in una convivenza more uxorio, la parte che risulta disporre di un reddito elevato e che compie una dazione di denaro al convivente che risulti privo di reddito proprio, adempie a un dovere morale e sociale ai sensi dell’art. 2034 c.c. in quanto, in tema di convivenza fuori dal vincolo di coniugio, la nozione di famiglia non deve limitarsi alle sole nozioni basate sul matrimonio, ma può comprendere anche altri legami familiari di fatto (quali, come nel caso di specie, una stabile convivenza tra due persone) che devono essere compresi tra le formazioni sociali nelle quali si deve ricondurre ogni forma di comunità, semplice o complessa, idonea a consentire e favorire, ex art. 2 Cost., il libero sviluppo della persona umana.
  • 08/01/2014 – DIVORZIO – Assegno all’ex coniuge – Cassazione civile sez. I 08 gennaio 2014 n. 129 L’accertamento del diritto all’assegno divorzile va effettuato verificando l’inadeguatezza dei mezzi del coniuge richiedente, raffrontati ad un tenore di vita analogo a quello avuto in costanza di matrimonio e che sarebbe presumibilmente proseguito in caso di continuazione dello stesso o quale poteva legittimamente e ragionevolmente configurarsi sulla base di aspettative maturate nel corso del rapporto (confermata, nella specie, la decisione dei giudici del merito che avevano escluso la corresponsione di un assegno divorzile in ragione dell’acquisto in leasing, da parte della richiedente, di una autovettura Mercedes SLK, ritenuta indicativa di una situazione di benessere, della rinuncia da parte della stessa al mantenimento dell’impiego per non subire una decurtazione del reddito, rinuncia giudicata incompatibile con una situazione di difficoltà economica, e, infine, della convivenza more uxorio della donna con un altro uomo, che costituiva un ulteriore elemento di conferma della adeguatezza dei redditi a sua disposizione).
  • 02/01/2014 – Convivenza more uxorio – rilevanza ai fini del possesso – Cassazione civile sez. II 02 gennaio 2014 n. 7 In considerazione del rilievo sociale che ha ormai assunto per l’ordinamento la famiglia di fatto, la convivenza “more uxorio”, quale formazione sociale che da vita ad un autentico consorzio familiare, determina, sulla casa di abitazione ove si svolge e si attua il programma di vita in comune, un potere di fatto basato su di un interesse proprio del convivente ben diverso da quello derivante da ragioni di mera ospitalità, tale da assumere i connotati tipici di una detenzione qualificata, che ha titolo in un negozio giuridico di tipo familiare. L’estromissione violenta o clandestina dall’unità abitativa, compiuta dal convivente proprietario in danno del convivente non proprietario, legittima quest’ultimo alla tutela possessoria, consentendogli di esperire l’azione di spoglio; tale principio trova applicazione anche qualora lo spoglio sia compiuto da un terzo nei confronti del convivente del detentore qualificato del bene.
Logo Studio Schino

Novità giurisprudenziali: all’interno di ciascuno dei sopra indicati argomenti è riportata una rassegna di relative sentenze.

Alternative alle cause

Risoluzione in via conciliativa delle controversie civili, evitando il ricorso al Giudice, attraverso strumenti dai tempi estremamente brevi (pochi mesi).

Maggiori dettagli

F.A.Q.

In questa sezione troverete le risposte alle domande frequenti sul rapporto cliente/avvocato e sull’attività di questi.

Maggiori dettagli

Processo civile in pillole

Il processo civile è lo strumento attraverso il quale vengono risolte le controversie di diritto privato, ossia di quella branca del diritto che si occupa dei rapporti tra le persone in relazione alla loro sfera personale o familiare o economico-patrimoniale.

Maggiori dettagli

Soluzione ai debiti del consumatore e del microimprenditore

In questa sezione troverete le risposte alle domande frequenti sul rapporto cliente/avvocato e sull’attività di questi.

Maggiori dettagli

Questo sito web, in conformità con la Legge professionale e il Codice Deontologico dell’avvocatura (art. 17), si propone di informare gli assistiti e i potenziali Clienti sull’organizzazione interna allo studio legale e sulle nuove metodologie d’instaurazione dei rapporti professionali con la clientela.

Contattaci

Autorizzo il trattamento dei miei dati personali (art. 13 del Regolamento europeo 679/2016)